BESTEMMIA

L'etimologia della parola bestemmia è da ricondursi al greco e più precisamente a due parole: βλάπτειν (bláptein) = "ingiuriare" e φήμη o φάμα (phếmê o pháma), da cui βλασφημία (blasfemìa). Quindi, ingiuriare, offendere, calunniare,  la reputazione. In una sola parola: diffamare. La cosa più grave è che questo oltraggio viene rivolto verso la Divinità. Quindi, il bestemmiatore, o è un individuo talmente diabolico, scellerato, malvagio, irriconoscente e stupido da volersi rivoltare apertamente contro la Divinità, o è un individuo talmente superficiale da lasciarsi andare a tale abominevole pratica per pessima abitudine, oppure è un miscredente che vuole sfogare le proprie frustrazioni ricorrendo a questo empio stratagemma infischiandosene di offendere, quantomeno, i credenti che lo ascoltano. Peraltro, in Italia, la bestemmia, anche se depenalizzata, è (per fortuna, ancora oggi) sanzionata dall'art. 724 del codice penale: "Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 51 a € 309. La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti".  

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