ZERO

L'erimologia della parola zero è da ricondursi al sanscrito śūnyá = vuoto, zero, da cui deriva l'arabo  صفر (sifr) = nulla, zero da cui, a sua volta per adattamento, il latino medievale zèphyrum ed infine il veneziano zevero onde l'italiano zero. Da notare che la parola cifra, in arabo  صفر (sifr), ha la stessa identica origine etimologica della parola zero. Interessante altresì sottolineare che, nel sistema di numerazione posizionale decimale, lo zero, che usato da solo indica il vuoto, il nulla, in modalità posizionale, è usato per saltare una posizione e dare il valore appropriato alle cifre che lo precedono o lo seguono: 107 = 7 unità + 0 (nessuna) decina + 1 centinaio.

CAFFE'

L'etimologia della parola caffè è da ricondursi  a due ipotesi:
  • la prima, fa riferimento alla parola araba qahwa (قهوة), letteralmente vino, liquore, che in origine identificava, più in generale, una bevanda i cui effetti eccitanti e stimolanti la rendevano idonea ad essere utilizzata anche come medicinale. Tutt'oggi, qahwa, in arabo vuol dire caffè. Successivamente, la parola qahwa fu trasformata ed utilizzata in modo più restrittivo, nella lingua turca, in kahve, in italiano caffè;
  • la seconda, fa riferimento alla regione di  Caffa, in Etiopia sud-occidentale, in cui la pianta del caffè era maggiormente diffusa allo stato spontaneo.

BAMBINO

L'etimologia della parola bambino sembra avere origini onomatopeiche, infatti è noto che nella primissima infanzia, le labiali B, P , M sono le prime che il bambino impara a pronunciare (vedi babbo, mamma). Ma ancora più interessante è scoprire che bambino altro non è se non il diminuitivo di bambo o di bimbo = una forma arcaica che sta per babbeo, sciocco. Evidentemente, più che l'aspetto negativo dell'accezione originaria, si voleva sottolineare l'immaturità dei fanciulli e la loro naturale incapacità ad affrontare le difficoltà della vita.
Altra interpretazione etimologica, riconduce la parola bambino al greco βαμβαινω (bambaino) = balbettare che, ovviamente, ha la stessa origine onomatopeica. Secondo quest'ultimo etimo il bambino è colui che si caratterizza appunto per la tipica balbuzie di chi fa i primi passi verso il linguaggio.