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INTELLIGENZA

L'etimologia della parola intelligenza si fa risalire all'avverbio latino intus = dentro ed al verbo latino legere = leggere, comprendere, raccogliere idee e informazioni riguardo a qualcuno o a qualcosa. Quindi, l'intelligenza è la facoltà di comprendere la realtà non in maniera superficiale ma, andando oltre, in profondità, per coglierne gli aspetti nascosti e non immediatamente evidenti. Un'altra interpretazione etimologica (meno diffusa) del termine preferisce ad intus la preposizione inter = tra. Per cui, intelligenza sarebbe la capacità di leggere (...tra le righe), di scoprire relazioni ed inter-connessioni tra i vari aspetti della realtà per giungere ad una comprensione più ampia e completa di essa.

10 commenti:

amber ha detto...

Sono costretto a rilevare una sgrammaticatura nell'uso della parola "riguardo" come preposizione (informazioni riguardo qualcuno o qualcosa), quando in Italiano è possibile solo l'uso della locuzione prepositiva "riguardo a". Riguardo qualcuno significa che io "guardo una seconda volta" qualcuno. Cerchiamo di non contribuire alla massiccia divulgazione dell'ignoranza già da tempo in atto ad opera della civiltà dei mass media e dal preoccupante tasso culturale circolante!

Vittorio Daniele ha detto...

Egregio Amber, per prima cosa, la ringrazio per aver segnalato questo errore. In effetti, la parola "riguardo", usata come locuzione prepositiva, va sempre accompagnata dalla preposizione "a", anche se, in espressioni del tipo "per quanto riguarda" una tal cosa o un tale argomento (ma in questo caso "riguarda" è un verbo, non una preposizione), il verbo riguardare è usato transitivamente e, non per questo, assume il significato di "guardare una seconda volta qualcuno o qualcosa".
Meno appropriata, e, perdoni la mia sincerità, esageratamente severa e pessimistica, la parte conclusiva del suo commento: è vero che il mio blog si occupa di lingua italiana, ma riguardo all'aspetto etimologico e meno riguardo ad aspetti grammaticali, lessicali o sintattici; inoltre, il sottoscritto non è nè un linguista, nè un letterato, nè un accademico della Crusca ma una persona comune, di media cultura, che utilizza il web per condividere con altri ciò di cui è appassionato. Per quanto riguarda i mass media, probabilmente saranno veicolatori e diffusori di errori di ogni sorta e genere, ma credo proprio che abbiano contribuito non poco alla divulgazione della cultura (compresa la lingua italiana), se per cultura intendiamo un bagaglio di conoscenze , di informazioni e di strumenti intelletuali che mettano in grado di comprendere la realtà e non una erudizione ed una perfezione formale di nozioni il cui limite con la pedanteria è molto sottile. Infine, le faccio notare che nel suo commento, ella utilizza un'espressione inappropriata quale "tasso culturale" anzichè "livello culturale" ("tasso" viene
utilizzato prevalentemente in matematica o in economia per indicare una quantità numerica, oppure in zoologia per indicare un simpatico mammifero) cui segue un errore vero e proprio quando scrive: "Cerchiamo di non contribuire alla massiccia divulgazione dell'ignoranza già da tempo in atto ad opera della civiltà dei mass media e dal preoccupante tasso culturale circolante!" anzichè del preoccupante tasso culturale circolante.
Come vede, "Errare humanum est..."
Buona Pasqua.

Anonimo ha detto...

interessante e un po'(apostrofo, non accento!) buffo scambio d'idee....di che animale si sta parlando quando si scrive: il 'tasso culturale circolante'? perche' e' di un animale, il grazioso tasso, che si sta parlando, no? altrimenti come potrebbe un numero 'circolare'?! cari saluti dall'estero, gio'

Patrizia ha detto...

Trovo interessante questo sito, si dice Sito o Blog?, e interessante anche le risposte puntuali e non superficiali.
Complimenti da una persona che x mezzo di internet riesce ad ampliare le sue misere conoscenze.
Grazie.

Anonimo ha detto...

Bellissimo scambio di opinioni.
Noi italiani, senza generalizzare troppo, per ragioni culturali non siamo in grado di trattenere le nostre emozioni e non manchiamo di ostentare la ns superiorità quando ve ne sia occasione.
Questo scambio può essere visto come un esempio.
Se portato all'eccesso però spesso si cade nel ridicolo.
Cordiali saluti

Arthur ha detto...

Perchè "Un'altra interpretazione etimologica (meno diffusa) del termine preferisce ad intus la preposizione inter = tra" ?
Qual'è la fonte di questa affermazione?
Si trova -inter sulla Treccani e sullo Zingarelli, poi facendo una ricerca su Internet, l'ho trovato anche nei dizionari in Francese ed in Tedesco.

Unknown ha detto...

Scusate la provocazione da parte di un ignorante, e se fosse ligo, al posto di lego?
Dando un senso più moderno, cognitivista, al termine quale legare, fasciare le cose ( collegarle)

Alberto S ha detto...

Intravedo nel finale una orribile d eufonica di troppo. :)
Simpaticissimo scambio di interventi.
Chiudo con “me mi piace l’itagliano!”.

Vittorio Daniele ha detto...

A proposito della d eufonica: https://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/A/a-ad.shtml

Vanna Fiore ha detto...

'Riguardo' è una categoria grammaticale invariabile, che può essere sostituita dalla locuzione: in relazione a; pertanto l'uso corretto si accompagna solitamente alla preposizione 'a'. Es : riguardo 'al' compito assegnatomi .Tradizionalmente. Ma NON considero affatto uno scarto grammaticale usare 'riguardo' senza la preposizione 'a' . Al contrario, senza la preposizione 'a' il collegamento risulta più fluido e la lingua ci guadagna in snellezza. Inoltre esistono diverse strutture sintagmatiche che presentano altri costrutti alternativi all'uso di 'a'. Es : "aver riguardo 'PER' ; in riguardo 'DELLA' nostra amicizia; a riguardo 'DI ' ecc... Tuttavia, é necessario far notare che la grammatica di una lingua NON è una costruzione paradigmatica e apodittica, costruita una volta per tutte . La grammatica è 'evolutiva' , come la lingua. Semplicemente registra l'uso dominante della lingua, che è sempre, in continua evoluzione . Così come in continua evoluzione è il nostro italiano, dal 'volgare' usato da Dante nel '300, al volgare di Ariosto, Tasso, Bembo ecc.. a quello di Manzoni, che, con la 3a edizione dei Promessi Sposi, del 1840, dopo la famosa 'sciacquatura in Arno', diede ufficialmente i natali alla nostra lingua. Ma, soprattutto l'uso , con l'influenza di altre lingue e le varietà dialettali, cambia continuamente la struttura e la fonetica della lingua . Quindi , come anche fa rilevare nel merito l'Accademia della Crusca, per ora è più corretto l'uso : riguardo 'a', ma si andrà, certamente, alla 'abolizione' della preposizione 'a' cui si accompagna . Per fluidità espressiva. Infatti è l'uso che fa la grammatica e non viceversa . I 'grammatici'( linguisti, filologi ecc...) sono solo 'registratori dell'uso' da cui inferiscono 'norme'di massima. Hanno cioè il compito di registrare : casi, strutture, concordanze ecc.., dominanti. In genere con l'avallo e il supporto dell'autoritas letteraria di riferimento, ma niente più. Esempio ? I grammatici italiani, tutti, non sono ancora riusciti a codificare l'uso della formazione dei plurali dei sostantivi femminili terminanti con le sillabe: -cia o -gia e rimandano all'uso del dizionario, di volta in volta . ( Anche se si può avanzare una norma, molto generale, considerando l'accento della sillaba nella parola: se atona la 'i' si perde; se tonica , si conserva . Ma ci sono moltissime eccezioni ) Buona serata