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MIRRA, etimologia e significato

La mirra è una resina aromatica, estratta da un albero o arbusto del genere Commiphora, della famiglia delle Burseraceae. La specie più comune per la sua produzione è la Commiphora myrrha (diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, penisola arabica). A fine estate, la pianta fiorisce e sul tronco compaiono una serie di noduli, dai quali cola la mirra, in piccole gocce gialle, che vengono raccolte una volta seccate. L'origine della parola mirra è profondamente radicata nella famiglia delle lingue semitiche, dove si rintraccia nella radice m-r-r. Questa radice è associata al concetto di "amarezza", in riferimento sia al sapore caratteristico della mirra sia alla sua natura simbolica legata al dolore e alla purificazione. In Ebraico antico la parola mōr (מוֹר) indica chiaramente la mirra e compare frequentemente nei testi biblici, tra cui il Cantico dei Cantici (4:6: "Io andrò al monte della mirra, al colle dell'incenso") e nei riferimenti al culto del Tempio. Qui, la mirra è sinonimo di sacralità e preziosità. In aramaico, la parola mūrā (ܡܘܪܐ) mantiene il significato di "resina amara", sottolineandone l'uso rituale e medicinale. L'arabo murr (مرّ), che significa "amaro", denota sia il sapore della mirra sia il suo valore commerciale nel mondo arabo pre-islamico e islamico. La parola mirra venne adattata dal greco antico come μύρρα (mýrrha), con una variante parallela σμύρνα (smyrna). L'adozione della parola nel greco riflette l'importanza della resina nell'economia e nella cultura mediterranea. Erodoto (V secolo a.C.) descrive la mirra come una delle merci preziose trasportate lungo le rotte commerciali tra l'Arabia Felix (la moderna Penisola Arabica meridionale) e il mondo greco. La parola "smyrna" diede il nome alla famosa città di Smirne (oggi Izmir, in Turchia), un importante centro di commercio di spezie e resine aromatiche. Dal greco, la parola passò nel latino come myrrha, mantenendo il suo significato originario di "resina aromatica". Autori latini come Plinio il Vecchio, nelle sue Naturalis Historia, e Virgilio, nell’Eneide, citano la mirra sia come sostanza sacra sia come ingrediente per la fabbricazione di profumi nel Medio Oriente, in Egitto, e successivamente nel mondo greco-romano. Essa era utilizzata come: elemento rituale (in Egitto, la mirra era un ingrediente fondamentale nel processo di imbalsamazione. Era ritenuta essenziale per preservare il corpo, simboleggiando l'immortalità e il collegamento con il divino; come offerta religiosa (nelle culture mesopotamiche e semitiche, la mirra veniva bruciata come incenso durante i sacrifici, per onorare gli dèi e purificare gli ambienti sacri; come simbolo biblico (la mirra è menzionata nel Vangelo secondo Matteo (2:11) come uno dei doni offerti dai Magi a Gesù bambino, insieme all’oro e all’incenso. In questo contesto, simboleggia la mortalità di Cristo e prefigura la sua passione e morte). Gli antichi attribuivano alla mirra proprietà terapeutiche. Ippocrate, Galeno e Dioscoride la citano nei loro trattati di medicina. Era utilizzata per disinfettare ferite e prevenire infezioni, alleviare dolori e disturbi gastrointestinali, come ingrediente in unguenti e balsami per lenire la pelle.  Riassumendo, questa resina è stata uno degli ingredienti più apprezzati nella fabbricazione di profumi fin dall’antichità. I Greci e i Romani ne facevano largo uso nei cosmetici, oli per il corpo e unguenti aromatici. Nel Medioevo, la mirra continuò a essere utilizzata sia per scopi religiosi sia medicinali. Divenne un simbolo della sofferenza di Cristo, evocando il sacrificio e la redenzione. Oggi la mirra è impiegata principalmente in fitoterapia, aromaterapia e nella produzione di cosmetici naturali. Ha anche un ruolo limitato nella produzione di incensi e profumi.

La mirra

GIUBILEO, etimologia e significato

La parola giubileo deriva dal latino iubilaeus o annus iubilaeus (anno giubilare), che a sua volta proviene dall’ebraico יוּבל (yovel). Questo termine ebraico significa letteralmente "ariete" o "corno d’ariete", lo strumento utilizzato per annunciare l’inizio dell’anno giubilare secondo la tradizione biblica. La radice ebraica יבל (ybl) indica il concetto di "trasportare" o "condurre", con un riferimento simbolico al ritorno alla condizione originaria di equilibrio e armonia. Nel contesto biblico, lo “yovel” era proclamato ogni cinquant’anni e segnava un periodo di remissione dei debiti, liberazione degli schiavi e restituzione delle terre. Il concetto si trova principalmente nel libro del Levitico (25, 8-13), dove viene descritta la pratica del Giubileo come un momento di rigenerazione sociale ed economica per il popolo di Israele. Quando la tradizione ebraica venne recepita dal cristianesimo, il termine “yovel” fu tradotto nella versione greca dei Settanta come ἵὐβηλος (iobel) e poi nel latino ecclesiastico come "iubilaeus". Qui si verificò un cambiamento semantico significativo: il termine latino acquisì anche il significato di "gioia" o "esultanza", probabilmente influenzato dalla radice latina "iubilare" (esultare, gridare di gioia). Nel Medioevo, il termine "giubileo" divenne strettamente legato alla tradizione cristiana, in particolare alla Chiesa cattolica. Fu papa Bonifacio VIII, nel 1300, a istituire formalmente il primo Giubileo cristiano come un anno di indulgenza plenaria, invitando i fedeli a recarsi in pellegrinaggio a Roma per ottenere la remissione dei peccati. Da quel momento in poi, il Giubileo assunse una dimensione politica oltre che spirituale: la celebrazione attirava un enorme flusso di pellegrini nella città eterna, rafforzando l’autorità della Chiesa e consolidando Roma come centro del mondo cristiano. Dal punto di vista linguistico, il termine "giubileo" si radicò nelle lingue romanze. In italiano, la parola mantenne il doppio significato di "anno giubilare" e "grande festa", riflettendo sia l’aspetto sacro che quello popolare della celebrazione. Il Giubileo ha sempre avuto una forte connotazione politica, specialmente in epoca medievale e rinascimentale. Le celebrazioni giubilari rappresentavano un’occasione per riaffermare l’egemonia papale e promuovere l’unità del mondo cristiano sotto la guida di Roma. Inoltre, i pellegrinaggi legati al Giubileo generavano un impatto economico significativo, favorendo il commercio e lo sviluppo delle infrastrutture cittadine. Durante l’epoca moderna, il significato del Giubileo si è ampliato ulteriormente. Ad esempio, il Giubileo del 2000, proclamato da papa Giovanni Paolo II, non fu solo un evento religioso, ma anche un momento di dialogo interreligioso e di riflessione sul futuro dell’umanità. In questo contesto, pur mantenendo le sue radici nella tradizione biblica, il termine "giubileo" ha assunto una dimensione universale.

Giubileo - Apertura della Porta Santa

PALESTINA, etimologia e significato

L'etimologia della  parola Palestina  - in greco Παλαιστίνη (Palaistínē), in latino Palaestina, in arabo فلسطين‎ (Falasṭīn), in ebraico פלשתינה(Palestina) in yiddish: פּאלעסטינע (Palestine) - ci riporta all'antico termine Pǝléšet, attestato già nella Bibbia ebraica (XIII-VI secolo a.C.). Esso indicava l'area geografica corrispondente alla regione costiera meridionale della terra di Canaan. più precisamente, la regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al Mar Rosso e ai confini con l'Egitto. La radice ebraica p-l-š rimanda al popolo dei Filistei, stanziati nella zona; da qui il nome "Pǝléšet" acquisì il significato di "terra dei Filistei". I Greci tradussero il toponimo in Παλαιστίνη (Palaistinḗ) da cui il latino "Palaestina". Con le conquiste di Alessandro Magno e l'assoggettamento romano, il nome si estese a tutta la regione tra il mar Mediterraneo e il fiume Giordano. Dopo la diaspora ebraica del I-II secolo d.C., fu abbandonato l'endonimo biblico "Terra d'Israele". Nel 135 d.C., in seguito alla repressione della rivolta di Bar Kokhba, l'imperatore Adriano rinominò ufficialmente la provincia romana di Giudea in "Syria Palaestina", da cui deriva l'odierna definizione di Palestina. Il toponimo ha quindi origini antichissime, legate alle popolazioni che abitavano l'area in epoca biblica e classica. L'endonimo arabo è Falasṭīn, direttamente derivato dal greco. I palestinesi si autodefiniscono "Falasṭīniyyūn". Tale denominazione "Falasṭīn" ha poi assunto il significato moderno di territorio rivendicato dal popolo palestinese come propria patria e stato nazionale.

La Palestina nell'800 a.C. secondo la Bibbia

SARA

Originariamente, il nome Sara deriva dalla lingua ebraica e si scrive come שָׂרָה (Sarah), che significa "principessa", "signora", o "nobile". Questo termine deriva dalla radice ebraica "sar", che significa "principe", "capo", "comandante", o "uomo di stato". Il nome Sara è stato reso famoso dalla Bibbia, dove Sara è la moglie di Abramo, il patriarca ebreo. Secondo la tradizione ebraica, Sara era una donna di grande bellezza e saggezza, e fu scelta da Dio per diventare la madre di Isacco, il figlio della promessa.  Il suo nome venne cambiato da Dio, in quanto essa era in origine chiamata שָׂרָי (Saray), che significa probabilmente "litigiosa" Il nome Sara è stato usato per indicare una donna rispettata e di grande importanza, come nel caso della regina Sara, moglie del re Davide, menzionata nella Bibbia. Il nome Sara è stato anche utilizzato nella cultura araba, dove viene trascritto come سارة (Sara) e ha lo stesso significato di "principessa" o "nobile". Il nome è ampiamente utilizzato in tutto il mondo, ed è stato portato da molte donne famose, tra cui la scrittrice statunitense Sara Teasdale, la poetessa italiana Sara Venturi, e l'attrice britannica Sara Crowe. In Italia, il nome Sara è stato introdotto nel Rinascimento, ma è diventato particolarmente popolare negli anni '70 e '80. Nel corso degli anni, il nome è stato associato a donne forti e indipendenti, come Sara Levi-Tanai, una famosa compositrice israeliana, e Sara Simeoni, una campionessa olimpica italiana nel salto in alto. Oggi, il nome Sara continua ad essere molto popolare in Italia e in molte altre parti del mondo, ed è spesso scelto per le neonate come segno di nobiltà, bellezza e forza. L'onomastico si festeggia il 20 aprile in memoria di santa Sara, martire ad Antiochia; mentre la biblica Sara, moglie di Abramo, è commemorata solo dalla Chiesa copta il 19 agosto; tutte le altre confessioni non la ricordano singolarmente, e i cattolici possono eventualmente ricordarla lo stesso giorno del marito (il 9 ottobre) oppure assieme agli altri antenati di Gesù (il 24 dicembre). Varianti del nome Sara sono: Saretta, Sarina, Sarah, Sally.

Sara e Abramo ospitano i tre angeli

GIOVANNI

Il nome "Giovanni" ha origine dal greco antico Ἰωάννης (Ioannes), che a sua volta deriva dall'ebraico יוֹחָנָן (Yohanan). Il nome Yohanan era molto diffuso tra gli Ebrei, soprattutto durante il periodo del Secondo Tempio a Gerusalemme. Esso è composto dalle parole יוֹהָנָן (Yahweh, il nome di Dio) e חָנַן (chanan) che significa "avere pietà", "essere misericordioso". Il nome Giovanni è stato portato da numerosi personaggi storici e religiosi nel corso dei secoli. Il più famoso tra di essi è certamente Giovanni Battista, il profeta che battezzò Gesù nel fiume Giordano. Nel Nuovo Testamento, il nome "Giovanni" viene menzionato anche come il nome dell'autore del Vangelo di Giovanni, uno dei quattro vangeli canonici che narrano la vita e gli insegnamenti di Gesù. Il nome Giovanni è stato molto popolare nella cultura cristiana, tanto che nel Medioevo veniva utilizzato come un vero e proprio appellativo per indicare una persona che aveva abbracciato la vita religiosa. Questo nome, inoltre, ha  avuto grande diffusione in varie parti del mondo e ha numerose varianti in diverse lingue. In Italia, secondo dati raccolti negli anni settanta, è stato il secondo nome per diffusione, preceduto solo da Giuseppe e seguito da Antonio. In Inghilterra divenne talmente comune che, nel tardo Medioevo, era portato da circa un quinto di tutti i maschi inglesi; nel XIV secolo rivaleggiava in popolarità con William, ed era utilizzato, al pari dell'italiano Tizio, come appellativo per indicare una persona qualunque. In Italia, il nome "Giovanni" è stato portato da numerose personalità importanti, sia del passato sia contemporanee, tra cui Giovanni Boccaccio, Giovanni Pascoli, Giovanni Verga, Giovanni Giolitti, Giovanni Leone, Giovanni Falcone e Giovanni Paolo II. Il nome è ancora molto comune in Italia e viene spesso abbreviato in "Giovannino", "Gianni"," Ianni", "Nanni", "Vanni", "Giò". Generalmente, l'onomastico si festeggia in memoria dei due santi maggiori a portare questo nome, Giovanni Battista e Giovanni apostolo ed evangelista; il primo è commemorato dai cattolici il 24 giugno e dagli ortodossi il 7 gennaio; il secondo è ricordato il 27 dicembre dai cattolici e l'8 maggio dagli ortodossi. Sono però moltissimi  (oltre trecento) i santi e i beati con questo nome.

Giovanni Falcone  (1939 -  1992)

ANNA

L’etimologia del nome Anna si riallaccia all’ebraico חַנָּה (Channah o Hannah) che significa "grazia" o "favore". Nell’Antico Testamento, Hannah era una donna molto devota e fedele, che pregava instancabilmente per avere un figlio. La sua preghiera venne infine esaudita, così diede alla luce Samuele, che divenne uno dei più importanti profeti d'Israele. Hannah è descritta come una donna molto coraggiosa e devota, e il suo nome divenne sinonimo di bellezza interiore eamorevolezza. Anche nel Nuovo Testamento, troviamo un personaggio di nome Anna, l'anziana profetessa di Gerusalemme che, assieme a Simeone, riconobbe in Gesù bambino il Messia. Secondo una tradizione più tarda rispetto ai Vangeli, la madre di Maria aveva come nome Anna; ciò contribuì in maniera rilevante alla diffusione di questo nome durante il medioevo. Altri studiosi sostengono che Anna sia una forma del nome greco Ἄννα (Anna) che significa "favorita", ma sicuramente la lingua greca mutuò il nome Ἄννα dall’Hannah ebraico. Nel corso dei secoli, il nome Anna è stato adottato da molte culture diverse, e ha assunto molte forme in molte lingue diverse. In francese, il nome si è evoluto in francese in Anne, Hannah, Anaïs; in inglese in Hannah, Anna, Ann o Anne; in tedesco in Hanna, Hannah, Hanne; in arabo in آنا; in spagnolo in Ana etc. Il nome Anna, che ha la particolarità di essere palindromo, cioè non cambia se viene letto in uno o nell'altro senso, è stato il secondo nome più diffuso in Italia nel XX secolo e tra i più diffusi anche nel XXI secolo.  L’onomastico viene festeggiato il 26 luglio, in memoria di Sant'Anna, madre della Madonna. Diminutivi e vezzeggiativi del nome Anna: Annarella, Annetta, Annina, Annuccia, Anni, Annj, Anny, Annie… Al nome Anna viene associato il colore bianco, simbolo di purezza e di perfetto.equilibrio.

MARIA

L'etimologia del nome Maria ci riporta all'ebraico מִרְיָם (Miryam), nome femminile molto antico e diffuso nell'Antico Testamento, in seguito assorbito dal greco come Μαριαμ (Mariam) o come Μαρία (María) ed, infine dal latino Maria. Il nome originale ebraico è composto dalle due radici "m-r" che significa "amare" e "-y-m" che significa "Dio", quindi il significato del nome originale ebraico è "amata da Dio" o "ambita da Dio". Vi sono, invero, altre interpretazioni etimologiche, più o meno plausibili: una per tutte è indicata da alcuni rabbini che fanno derivare il nome Miryam dalla radice ebraica "mrr" = "essere amaro". Questa soluzione etimologica è fondata sull'ipotesi che a Maria, sorella di Mose`, fu dato questo nome perché, quando nacque, il Faraone iniziò a rendere amara la vita degli Israeliti , e prese la decisione di uccidere i bambini ebrei. Nell'Antico Testamento, Miriam è la sorella di Mosè e Aronne, una leader spirituale e profetessa del popolo ebraico. Nel libro dell'Esodo, Miriam è descritta come una cantante e danzatrice che celebra la liberazione del popolo ebraico dall'Egitto e in alcuni passi dell'Antico Testamento, Miriam è descritta come una profetessa, una leader spirituale e una guida per il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Maria è la madre di Gesù e figura centrale nella narrazione della vita di Cristo. È descritta come una donna virtuosa, fedele e devota, scelta da Dio per diventare la madre del Suo Figlio. Maria è una donna umile e fedele, che accetta con fede e obbedienza la volontà di Dio per la sua vita. Nel corso dei secoli, il nome Maria è stato tradotto in molte lingue e ha dato origine a molte varianti. Nel mondo cristiano, Maria è venerata come la Madre di Gesù e la Vergine Maria è una figura importante nella devozione popolare e nell'arte cristiana, rappresentata spesso in dipinti, sculture e icone. La devozione mariana è una caratteristica rilevante del cristianesimo cattolico e ortodosso, e Maria è venerata come colei che intercede presso Dio e come esempio di fede e devozione. Esistono molte varianti del nome Maria in tutto il mondo, in molte lingue e culture diverse. In molte lingue europee, come tedesco, francese, inglese, spagnolo e italiano, esistono varie forme del nome, come Marie, Mary, Maria, Mariah, etc. Esistono molte varianti del nome Maria anche in molte culture e lingue non europee, come Maryam in arabo, Mariam in armeno, Mariya in russo, e così via. L'onomastico per la Chiesa cattolica si festeggia il 12 settembre, giorno della festa del Santissimo Nome di Maria, oppure l'8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria, o ancora il 22 agosto, festa della Beata Vergine Maria Regina. Nella Chiesa ortodossa si festeggia invece il 15 agosto (Dormizione di Maria) e l’8 settembre (nascita di Maria). Fra le numerosissime forme diminutive e vezzeggiative femminili: Mariella Marietta Mariettina Mariolina Mariola Mariuccia Mariuccella Mariuccina Mariuzza; Mari Marion Mariù Mary.

GIUSEPPE

L'etimologia del nome proprio Giuseppe ci riporta all'ebraico יוֹסֵף‎ (Yosef), basato sul verbo yasaph, che significa "Dio aumenterà" o "Dio aggiungerà". Il nome è composto dalle due parole ebraiche yoshef che significa aggiungere e El che significa Dio. In questo senso, il significato del nome è quello di "qualcuno al quale Dio aumenterà o aggiungerà qualcosa alla vita." Nella Bibbia, Giuseppe è il figlio di Giacobbe e di Rachele, famoso per essere stato venduto come schiavo dai suoi fratelli, ma poi, divenne un importante funzionario d'Egitto. Egli interpretò i sogni del faraone e fu uno dei più importanti suoi consiglieri. Durante una carestia in Egitto, Giuseppe riunì la sua famiglia e li salvò dalla fame, diventando così un simbolo di saggezza e provvidenza. Il nome Giuseppe è stato molto popolare in Italia sin dal Medioevo. E' uno dei nomi più diffusi e tradizionali perché portato da San Giuseppe, il marito di Maria e padre putativo di Gesù, il cui onomastico si festeggia il 19 marzo, in coincidenza con la moderna "Festa del Papà". Appunto per questo, il nome è stato particolarmente popolare tra i cristiani cattolici in Italia, infatti il nome Giuseppe è portato anche da molti altri santi e beati, tra cui San Giuseppe Cafasso, San Giuseppe Moscati e San Giuseppe Benedetto Cottolengo, mentre tra personaggi della storia e della cultura italiana, non si possono non menzionare Giuseppe Verdi, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi (Giuseppe è stato il nome proprio maschile più diffuso in Italia nel XX secolo). Tra i diminuitivi del nome Giuseppe, ricordiamo Pino, Pippo, Peppe, Beppe, Pepè, Geppino, Geppetto.

BARAONDA

L'etimologia della parola baraonda è da ricollegarsi allo spagnolo barahunda = disordine, confusione, a sua volta dall'antico ebraico "barūk-adonai" = "benedetto il signore", diffusissima giaculatoria ebraica che, ripetuta ad alta voce da tanti fedeli contemporaneamente, creava, appunto, "baraonda", cioè chiasso, confusione, ed in senso più ampio, disordine.

ALLELUIA

L'etimologia della parola alleluia o alleluja è da ricondursi alla traslitterazione della parola ebraica הַלְּלוּיָהּ (Halləluya) composta da הַלְּלוּ (Hallelu) = lodiamo + יָהּ (Yah) = Dio, il Signore (Yah è la forma abbreviata di Yahweh). Alleluia è la più sintetica ed antica preghiera di lode della tradizione giudaico-cristiana, ed anche espressione utilizzata, nel linguaggio corrente, per esternare gioia ed esultanza.

PASQUA

L!etimologia della parola Pasqua è da ricondursi all'ebraico pesach = passaggio
Nell'ebraismo la Pasqua indicava sia il passaggio dell' Angelo della morte che avrebbe risparmiato i primogeniti del popolo eletto qualora avesse trovato sugli stipiti degli usci il sangue degli agnelli pasquali immolati secondo prescrizione divina, sia il passaggio dalla schiavitù alla libertà degli Ebrei con l'attraversamento del Mar Rosso.
Nel Cristianesimo, la Pasqua indica il passaggio definitivo dalla morte alla vita di Gesù Cristo che avviene con la resurrezione ma anche, il passaggio, la trasformazione delle specie eucaristiche, pane e vino nel corpo e nel sangue del Signore.

GIUBILEO

Siamo tutti abituati a sentire il termine Giubileo con riferimento ad una particolare ricorrenza che la Chiesa Cattolica intende celebrare in modo particolare e in un tempo particolarmente esteso. Esso solitamente ricorre ogni 25 anni oppure può essere indetto per qualche particolare ragione.

Focalizzando l'attenzione sull'aspetto linguistico notiamo che il termine non ha un'origine latina (è un falso amico del termine giubilo), come si potrebbe facilmente immaginare, ma si inserisce nella tradizione giudaica. In modo particolare esso deriva da jubel, che in ebraico significa montone e che per estensione indicava anche il corno dell'animale usato per annunciare l'anno santo per gli Ebrei.

Di seguito il testo che, tradizionalmente, si crede abbia istituito questa ricorrenza: 

« Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé. Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo.» 

SETTIMANA (E GIORNI)

L'origine del termine settimana è chiarissima, infatti esso deriva dal latino septimus, che significa settimo e che indica proprio uno spazio temporale di sette giorni.

Più interessante sembra, però, studiare l'origine del nome dei giorni: infatti, ad ogni giorno era stato associato uno dei corpi celesti che, secondo Tolomeo, girava intorno alla terra.
In seguito, con dei calcoli più precisi, fu affidato ad alcuni astrologi il compito di associare ogni ora  ad un pianeta, ed in seguito di nominare ogni giorno con il pianeta che era legato alla prima ora.

Così:

Primo giorno: Lunae dies, giorno della Luna, da cui lunedì.
Secondo giorno: Martis dies, giorno di Marte, da cui martedì.
Terzo giorno: Mercurii dies, giorno di Mercurio, da cui mercoledì.
Quarto giorno: Giovis dies, giorno di Giove, da cui giovedì.
Quinto giorno: Veneris dies, giorno di Venere, da cui venerdì.
Sesto giorno: Saturni dies, giorno di Saturno.
Settimo giorno: Solis dies, giorno del Sole.

Per quanto riguarda gli ultimi due giorni della settimana, invece, dobbiamo notare come l'influenza del cristianesimo abbia prodotto notevoli cambiamenti.

Il sesto giorno, infatti, dedicato originariamente a Saturno, divenne "Sabato" dall'ebraico שבת (shabbat) che letteralmente significa riposo.
Lo shabbat era (ed è ancora) il giorno in cui gli ebrei si astenevano dal compiere qualsiasi attività, in segno di umiltà verso il Dio che, secondo la Genesi, dopo aver creato l'universo, si riposò durante il settimo giorno.

Il settimo giorno, invece, tradizionalmente dedicato al Sole, divenne il primo della settimana cristiana, la "Domenica" da Dominica dies, letteralmente giorno del signore.
Infatti, esso venne dedicato al culto cristiano, coerentemente con il racconto evangelico che racconta come la Pasqua, o meglio la risurrezione di Cristo, avvenne proprio in questo giorno.

Tuttavia, non troviamo questi cambiamenti nelle lingue di matrice anglosassone, infatti nella lingua inglese, ad esempio, gli ultimi due giorni della settimana si chiamano Saturday e Sunday, rispettivamente da Saturn, Saturno e Sun, sole, in perfetta aderenza alla tradizione romana.