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ABBINDOLARE, etimologia e significato

La parola abbindolare: chi non l'ha mai sentita? "Non farti abbindolare da quel venditore!", diciamo, oppure "Si è lasciato abbindolare dalle sue promesse". Ma pochi sanno che dietro questo verbo apparentemente semplice si cela un viaggio incredibile attraverso millenni di storia umana, che ci porta dalle antiche tribù protoindoeuropee fino agli artigiani italiani del Medioevo. La storia inizia con un oggetto umilissimo: il bindolo, cioè l'arcolaio, quello strumento che le nostre nonne usavano per avvolgere ordinatamente il filo in gomitoli. Chi ha mai visto lavorare al telaio sa bene com'è fatto: una struttura di legno con delle stecche su cui il filo viene riavvolto, girando e rigirando, in movimenti ipnotici e continui. Ed è proprio qui che nasce la magia linguistica. I nostri antenati, osservando questo movimento circolare, continuo e un po' ossessivo del filo che si avvolge su se stesso, ci hanno visto qualcosa di familiare: il modo in cui una persona astuta "avvolge" la sua vittima con parole seducenti, facendola girare in tondo fino a confonderla completamente.

Ma da dove arriva la parola bindolo? Tutto inizia circa 6000 anni fa, quando i nostri lontanissimi antenati protoindoeuropei - quelli che parlavano la lingua madre da cui sono nate tutte le lingue europee e molte asiatiche - usavano una radice chiamata **wendh-** che significava "girare, avvolgere, torcere". La radice **wendh-** non rimase ferma. I popoli germanici la ereditarono, facendola diventare **windaną**, che voleva dire "avvolgere, girare". Da questa parola germanica  nacquero tanti termini che usiamo ancora oggi: l'inglese "wind" (avvolgere), il tedesco "winden" (torcere), e soprattutto l'alto tedesco antico "winde", che indicava proprio un argano, una macchina per sollevare pesi.

Durante le grandi migrazioni del primo millennio dopo Cristo, i popoli germanici entrarono in contatto stretto con il mondo romano. Longobardi, Goti, Franchi non portarono solo le loro armi e le loro leggi, ma anche le loro parole. Il termine germanico "winde" (argano, macchina per sollevare) si adattò alla lingua italiana diventando prima "binda" - che ancora oggi in alcune regioni del Nord significa "martinetto" - e poi "bindolo". Il passaggio dalla "w" germanica alla "b" italiana è un fenomeno normalissimo: è lo stesso che troviamo in "guerra" (dal germanico "werra") o in "guardia" (dal germanico "wardja"). Una volta in Italia, la parola cambiò significato. Se in origine "winde" indicava genericamente un argano per sollevare pesi, in italiano "bindolo" indicò specificamente l'arcolaio, quello strumento che serviva per avvolgere i fili. Da ciò, il significato metaforico: così come il filo viene "abbindolato" sull'arcolaio - avvolto, riavvolto, fatto girare in tondo fino a perdere il capo e la coda - allo stesso modo una persona astuta può "abbindolare" la sua vittima con parole seducenti, facendole perdere il senso dell'orientamento. I dizionari più autorevoli - dal Grande Dizionario della Lingua Italiana dell'Accademia della Crusca al Dizionario Etimologico di Cortelazzo e Zolli - confermano tutti questa ricostruzione. Non ci sono altre teorie  plausibili: quando usiamo abbindolare, stiamo inconsapevolmente celebrando la genialità linguistica dei nostri predecessori, che sono riusciti a cogliere l'analogia perfetta tra il movimento ipnotico del bindolo e il meccanismo psicologico dell'inganno.

Abbindolare

GIARRETTIERA, etimologia e significato

La parola giarrettiera deriva dal francese antico jartière, attestato a partire dal XII secolo, che a sua volta trova radici nel latino volgare garta. Il termine garta era utilizzato per indicare una striscia o fascia di stoffa usata per legare o sostenere. La radice latina è collegata al termine germanico gart o gurt, che significava “cinghia” o “cintura”, e si ricollega semanticamente all’idea di contenimento e supporto.
In italiano, la parola giarrettiera appare con regolarità nei testi medievali, consolidandosi nell’uso corrente tra il XIV e il XV secolo. Questo prestito dal francese riflette il periodo di intensa influenza culturale e linguistica della Francia sulla penisola italiana, specialmente nelle corti e nei contesti legati alla moda. La giarrettiera, come accessorio, nasce con una funzione puramente pratica: era una fascia utilizzata per sostenere le calze, che fino al XVIII secolo non avevano la struttura elastica odierna. Queste fasce venivano fissate sopra il ginocchio o alla coscia per evitare che le calze scivolassero. Con il passare del tempo, l’oggetto assunse anche un significato simbolico e decorativo.
Già nel Medioevo, la giarrettiera iniziò a essere decorata con ricami, pietre preziose e tessuti raffinati, diventando così un accessorio di lusso e uno status symbol nelle classi aristocratiche. Questo sviluppo trova una delle sue massime espressioni nell’Ordine della Giarrettiera, fondato dal re Edoardo III d'Inghilterra nel 1348. Si tratta di uno dei più antichi ordini cavallereschi del mondo, il cui simbolo è proprio una giarrettiera ornata con il motto latino "Honi soit qui mal y pense" (“Vergogna a chi pensa male”). Secondo la leggenda, Edoardo III avrebbe raccolto una giarrettiera scivolata a una dama durante un ballo, e per evitare l’imbarazzo della donna, ne fece simbolo di onore.
Nel Rinascimento, l’uso della giarrettiera si estese anche a livello popolare, seppur con materiali più semplici e senza decorazioni. In epoca barocca e rococò, le giarrettiere femminili divennero oggetti di grande elaborazione estetica, spesso associate all’intimità e alla seduzione.
Con l’invenzione delle calze elastiche nel XX secolo, la giarrettiera perse progressivamente la sua funzione pratica, trasformandosi in un oggetto prevalentemente simbolico o decorativo. Oggi, la giarrettiera è un accessorio legato soprattutto alle occasioni cerimoniali, come i matrimoni, dove viene usata come elemento tradizionale o portafortuna. Spesso, la sposa indossa una giarrettiera come parte del corredo nuziale, talvolta coinvolta nel rito del lancio agli invitati.
A livello simbolico, la giarrettiera ha mantenuto una connotazione legata all’eleganza, alla sensualità e, in certi contesti, all’erotismo. Questo immaginario si riflette anche nell’arte, nella letteratura e nei media, dove la giarrettiera è spesso associata a rappresentazioni di femminilità e seduzione.

Giarrettiera

TROPPO, etimologia e significato

Il termine troppo deriva dal latino volgare troppus, che a sua volta si collega alla radice germanica thorp- o throp- (villaggio, aggregato, gruppo). Il passaggio semantico dal significato originale a quello attuale è complesso, ma si suppone che in epoca medievale troppus sia stato reinterpretato nel senso di "quantità abbondante" o "massa eccessiva", applicato dapprima a gruppi numerosi e, successivamente, a quantità generiche.
La radice germanica throp- era associata all’idea di accumulo o concentrazione. Sebbene il significato primario fosse "villaggio" (come nel toponimo inglese Thorp), nelle lingue romanze medievali il termine assunse una connotazione di abbondanza o esagerazione. Questa trasformazione semantica è tipica delle contaminazioni linguistiche avvenute durante le migrazioni barbariche.
Nel latino classico non esisteva un termine corrispondente a troppo. Tuttavia, nell’evoluzione del latino volgare, la parola iniziò a comparire in testi come sinonimo di "quantità eccessiva", soprattutto in relazione al cibo o al denaro. È probabile che troppus sia stato un termine colloquiale, usato dalle classi popolari e successivamente integrato nei volgari italiani.
La parola troppo entra nella lingua italiana durante il Medioevo, emergendo nei volgari regionali a partire dall'XI-XII secolo. La sua diffusione è strettamente legata alla letteratura e ai testi normativi.
Nei testi volgari medievali, come quelli della Scuola Siciliana o nelle opere di autori toscani del Duecento, troppo compare spesso con il significato di "molto" o "eccessivamente". Per esempio, nella poesia di Jacopo da Lentini troviamo:
"Non amar troppo forte, ché l’amore / si rompe quando è troppo a dismisura." Questo uso precoce mostra già la dualità semantica: troppo indica sia quantità elevata sia un giudizio negativo (l’eccesso).
Nel Trecento, con Dante e Petrarca, l’uso di troppo si fa più raffinato e variegato. In Dante, ad esempio, si riscontra una forte connotazione morale:
"Troppo si stende la legge del perdono..." (Paradiso, canto XI). Qui, troppo non è solo quantitativo ma assume un valore critico verso ciò che eccede i limiti dell’accettabile.
Nel Rinascimento, grazie alla standardizzazione del toscano come lingua letteraria, troppo diventa di uso comune, perdendo progressivamente alcune sfumature medievali. In autori come Machiavelli e Ariosto, il termine è frequentemente usato per enfatizzare o sottolineare un’esagerazione, senza necessariamente implicare un giudizio negativo.
Nel linguaggio moderno, troppo mantiene la sua funzione di avverbio e aggettivo con significati legati all’eccesso o all’abbondanza. 
Troppo

SPIA, etimologia e significato

La parola italiana spia ha origini radicate in alcuni passaggi attraverso lingue germaniche e neolatine. Il punto di partenza sembra essere il termine proto-germanico spehōn, che significa "guardare attentamente", "scrutare" o "esaminare con cura". Questa radice è alla base di vari termini nelle lingue germaniche antiche, come l’antico alto tedesco spëhōn e l’antico inglese spēon, che convergono nel verbo inglese moderno to spy (spiare, scrutare), attraverso il medio inglese espien. Dal germanico, la radice arriva nel latino medievale e nel francese antico. In francese, già dal XIII secolo, si attesta il termine espier, che indica l’atto di osservare segretamente o di sorvegliare a distanza, unito alla figura di un individuo che svolge tale azione. Questo termine francese antico è probabilmente il tramite principale attraverso cui il termine giunge nella penisola italiana. Con il consolidarsi degli scambi culturali e politici tra Francia e Italia nel Medioevo, il francese antico espie e il verbo espier diventano modelli lessicali adottati nelle parlate romanze italiane. In italiano antico si attesta così espiare (successivamente "spiare") e espia, che subisce poi un processo di semplificazione fonetica, diventando "spia". Il prestito linguistico dal francese non fu un fenomeno isolato, ma parte di un più vasto influsso culturale che caratterizzò i rapporti tra l’Italia e la Francia durante il Medioevo, particolarmente nei contesti militari e di corte, dove lo spionaggio, inteso come osservazione strategica, era una pratica diffusa. Con l’avvento del Rinascimento e della diffusione dei trattati militari e politici, il termine "spia" assume connotazioni sempre più specifiche. Nel Quattrocento e Cinquecento, spia designa già un individuo incaricato di sorvegliare movimenti, raccogliere informazioni sensibili e riferire a un superiore: un’attività rivolta all’interesse della corte o dello Stato, dunque dotata di un preciso significato strategico. Dal XVII secolo, con lo sviluppo degli stati moderni e delle prime organizzazioni di intelligence, la "spia" si carica di un valore spesso ambiguo, poiché l’attività spionistica è volta a ottenere segreti o vantaggi su altri stati o potenze. È interessante osservare che in questo periodo nasce anche la figura letteraria della spia, spesso dipinta come un individuo senza scrupoli, abile nell’infiltrarsi e passare inosservato. Col tempo, la parola "spia" inizia a designare non solo persone, ma anche dispositivi o segnali di sorveglianza. Già nel XIX secolo si usa "spia" per indicare un indicatore di stato o allarme: ad esempio, nelle prime locomotive a vapore, alcune luci o strumenti di controllo erano chiamati "spie" per segnalare variazioni di temperatura o di pressione. Questa estensione semantica si amplifica nel XX secolo, con l’avvento dell’elettronica e dei dispositivi meccanici: oggi il termine "spia" indica comunemente piccole luci o indicatori (come le luci di segnalazione sul cruscotto di un'automobile o le "spie" sugli elettrodomestici) che avvisano di un determinato stato operativo o di un’anomalia. In ambito figurato, "spia" è utilizzata come metafora per segnalare un indizio o un sintomo che può svelare uno stato d’animo o una situazione latente. Per esempio, si può dire: “il suo comportamento è una spia del suo malessere”, per suggerire che l’azione di una persona lascia trapelare un’emozione o una condizione che preferirebbe nascondere.

Mata Hari

FAIDA, etimologia e significato

La parola faida deriva dall'antico tedesco fehida, composto da feh che significa nemico. Si ricollega alla radice protoindoeuropea fik-  o pik-  = pungere, ed in senso lato, colpire, offendere. In generale, rappresenta una guerra privata tra famiglie o uno stato di inimicizia perenne. Inizialmente, nel diritto germanico, indicava il diritto di un privato di ottenere soddisfazione per un torto subito. Nel corso del tempo, ha acquisito il significato di guerra privata tra famiglie o gruppi, spesso caratterizzata da conflitti prolungati, vendette e cicli di violenza. Nell'evoluzione della lingua italiana, la parola "faida" ha acquisito un significato più ristretto e specifico, indicando una disputa prolungata, spesso caratterizzata da vendette e conflitti tra gruppi o famiglie. La faida può nascere da motivi vari, come questioni di onore, vendette personali, contese territoriali o rivalità storiche. Le faide erano particolarmente comuni in molte regioni d'Italia durante il periodo medievale e oltre, quando la società era spesso divisa in fazioni o clan, ognuno dei quali difendeva il proprio onore e i propri interessi con forza e determinazione. Questi conflitti potevano durare a lungo e portare a cicli di vendetta che coinvolgevano generazioni successive. Un esempio noto di faida nella storia italiana è la "Faida dei Montecchi e dei Capuleti", che è stata immortalata da William Shakespeare nella sua opera "Romeo e Giulietta". Questa rappresentazione drammatica di una faida tra due famiglie a Verona rifletteva una realtà sociale dell'epoca, anche se la storia di Romeo e Giulietta è una creazione letteraria. In tempi più recenti, il termine "faida" è stato utilizzato anche per descrivere conflitti tra gruppi criminali organizzati, come la mafia, che si sono verificati in diverse parti d'Italia. In questo contesto, la faida può coinvolgere scontri violenti tra clan rivali, con conseguenze spesso tragiche per coloro che sono coinvolti o che vivono nelle comunità colpite.

Faida

TREGUA, etimologia e significato

L'origine della parola tregua può essere rintracciata nel latino medievale tregua, che a sua volta deriva dal dal gotico-antico tedesco 𐍄𐍂𐌹𐌲𐌲𐍅𐌰  (triggwa) = patto, accordo, originariamente associato a un periodo di tempo limitato durante il quale le ostilità venivano provvisoriamente sospese. Periodo di tempo sufficiente per permettere alle parti coinvolte di negoziare e risolvere le controversie in modo pacifico. Nel corso del tempo, il significato di "tregua" si è esteso per includere un periodo di pausa o cessazione temporanea delle ostilità, cioè un "armistizio", che può variare in durata a seconda del contesto e delle circostanze. La parola tregua implica quindi una temporanea sospensione delle ostilità o dei conflitti, offrendo un periodo di calma e di pausa in cui le parti coinvolte possono riflettere, negoziare e cercare soluzioni pacifiche. È un invito a cercare la comprensione reciproca e a lavorare verso la risoluzione dei conflitti in modo pacifico. Insomma, la tregua non implica necessariamente la risoluzione definitiva di un conflitto, ma rappresenta un'opportunità per aprire un dialogo costruttivo e cercare soluzioni che siano accettabili per entrambe le parti coinvolte. È un momento di respiro e di riflessione, in cui si cerca di ridurre le tensioni e cercare un terreno comune per la risoluzione delle divergenze.                                
Bandiera bianca

ALDO

L'etimologia del nome Aldo è da ricondurre all'antico germanico. Vi sono però varie interpretazioni etimologiche. Di seguito, le più accreditate:        

  1. Dalla  radice ald- = vecchio o, in senso lato, esperto, saggio (vedi l'inglese old);
  2. Dall'antico germanico adal o (athal) = nobile;
  3. Dall'antico germanico wald = potente, forte (vedi l'antico germanico waldan = comandare);
  4. Dal celtico althos = bello, avvenente.
  5. Dal germanico aldio = semilibero che indicava tra i Germani  chi si trovava nella posizione sociale fra servo e liberto.
Alcuni studiosi sostengono che il nome Aldo costituisca un "ipocoristico" di altri nomi comincianti con la radice ald-, (questi termini sono molto comuni nell'onomastica d'origine germanica e spesso si confondono l'uno con l'altro, ad esempio in nomi quali Aldighiero, Aldobrando e Aldovino). 
Il nome Aldo venne portato dai popoli germanici dell'Europa settentrionale e centrale, come i Longobardi, i Goti e i Franchi. Nel corso dei secoli, il nome si diffuse in altre parti del mondo grazie all'influenza della cultura germanica e alla cristianizzazione. In Italia, il nome Aldo divenne particolarmente popolare a partire dal XIX secolo, grazie alla popolarità dell'opera lirica "La Gioconda" di Amilcare Ponchielli, in cui uno dei personaggi principali si chiama Aldo. L'opera riscosse un grande successo in Italia e all'estero, portando alla diffusione del nome Aldo soprattutto nelle regioni del Nord Italia, come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte. Il nome Aldo è stato portato da diverse personalità di spicco nella storia e nella cultura. Tra i personaggi italiani famosi con questo nome si possono citare:
  • Aldo Fabrizi, attore, regista, sceneggiatore, produttore e poeta ;
  • Aldo Giuffré, attore, comico e doppiatore ;
  • Aldo Grasso, giornalista, critico televisivo e docente;
  • Aldo Moro, politico e accademico;
  • Aldo Palazzeschi, scrittore e poeta;
  • Alda Merini, poetessa, aforista e scrittrice;
L'onomastico si festeggia il 10 gennaio in ricordo di sant'Aldo, eremita a Carbonara al Ticino. Per il femminile, Alda o Aldina, si può festeggiare invece il 26 aprile, ricorrenza della beata Alda di Siena, 

La poetessa e scrittrice Alda Merini

GUARIRE

L'etimologia della parola guarire è riconducibile all'antico germanico warjan = mettere al riparo, difendere, proteggere, a sua volta, dalla radice var- = guardare o anche coprire (entrambi nel senso di curare, proteggere). Identica radice si trova nell'inglese to ware = curare, proteggere
Il termine guarire che è sinonimo di remissione (in salute) del malato, all'analisi etimologica rivela il più originario significato di cura del malato: ecco che guarigione e cura sono quasi sempre correlate fra loro, fatto salvo per le cosiddette guarigioni spontanee, ove alla cura provvede la stessa natura attraverso le difese dell'organismo.

CAMPIONE

L'etimologia della parola campione si ricollega al latino campus = arena, campo di battaglia, che si ritrova, in seguito, nel tedesco kampf = combattimento, lotta, battaglia. I campioni erano i combattenti migliori che si affrontavano in campo in rappresentanza di una terza parte o dei propri eserciti. Spesso, così, venivano evitate carneficine di proporzioni enormi, schierando in campo soltanto i propri campioni.
Il termine che ha, pertanto, origini,  militari e cavalleresche, in epoca contemporanea è stato acquisito, in ambito sportivo, per indicare un atleta o una squadra che abbia dimostrato di eccellere sugli avversari, oppure, in abito commerciale, per indicare un campione merceologico, cioè una piccola quantità di prodotto in rappresentanza dell'intera produzione, o, ancora, in ambito scientifico, una piccola quantità di sostanza su cui effettuare test , esami o esperimenti; infine, in ambito statistico, per campione si intende un gruppo rappresentativo su cui effettuare le indagini statistiche.

BUGIA

L'etimologia della parola bugìa è da ricondursi all'antico alto tedesco bösa = cattiveria (vedi anche böse = cattivo, guasto) che, attraverso la forma dialettale bausa,  si è trasmesso nel basso latino bauscìa o baucìa e, successivamente, nel provenzale bauzìa. Pertanto, la parola bugìa rimanda all'idea di qualcosa di cattivo, di guasto, ed, in senso più ampio,  di corrotto,  di falso. 

BORIOSO

L'etimologia della parola borioso si riallaccia al latino borea = vento di tramontana. In senso figurato, poi, il termine boria assunse  il significato di altezzosità, vanagloria, presunzione, tracotanza. Quindi, il borioso è, appunto, chi si dà delle arie sbandierando affettatamente i propri (presunti) pregi. 
Un'altra interpretazione, individua nell'antico alto tedesco burjan = innalzare (a sua volta, da bor = altezza) l'etimo della parola boria e, quindi, dell'aggettivo borioso. In questo caso, viene evidenziata la caratteristica dell'altezzosità, il sentirsi, appunto, superiori agli altri, tipicamente ostentata dal borioso.

SCHERZARE

L'etimologia della parola scherzare si ricollega all'alto tedesco scherzën = saltellare allegramente, agitarsi tripudiando. Il significato letterale del termine scherzare si è modificato nel corso degli anni passando dal rappresentare l'esultanza, espressa fisicamente agitandosi e saltellando, ad indicare l'atteggiamento giocoso e poco serio di chi si diverte a burlarsi di qualcuno.

BLU

L'etimologia della parola blu si ricollega al protoindoeuropeo bhle-was. La radice bhle- oltre a significare blu significava  anche “color della luce”. Dalla stessa radice,  il latino blavus = sbiadito ed il germanico blao = blu.

GIALLO

L'etimologia del colore giallo si ricollega alla radice indoeuropea ghel- = brillante, splendente. Da questa radice, il proto-germanico gelwaz, = giallo o verde pallido ed il latino galbus o galvus = giallo. Da notare che l'originaria radice ghel- significa anche "urlare", per cui, il colore giallo per la sua particolare vivacità può essere considerato un colore "urlante", che non passa, certamente inosservato.

BIZZARRO

L'etimologia della parola bizzarro è alquanto incerta e controversa. Tra le varie interpretazioni etimologiche, prendiamo in considerazione le tre che sembrano più convincenti:
  • dallo spagnolo bizarro = coraggioso, valoroso. Forse a sua volta derivato dal basco bizarra = barba, per cui, virile, aggressivo (vedasi la parola imbizzarrito riferita ad un cavallo divenuto aggressivo). In un primo tempo con l'accezione prima riportata, poi con l'accezione di strano, eccentrico...)
  • dal francese bigarre = variegato da bigarrer = variegare, screziare (a sua volta derivato da bis + variare). In un primo tempo riferito alle stoffe variopinte e poi applicato al carattere stravagante ed eccentrico, proprio di chi è bizzarro;
  • da bizza ( dall'antico tedesco bizzan = pungere, mordere) + -ardo, poi trasformatosi in -arro, per cui pungente, mordente e poi, in senso lato insolito, estroso....

GUERRA

L'etimologia della parola guerra si ricollega all'antico tedesco werra che esprime l'idea della mischia, del groviglio, della scontro disordinato in cui si avviluppano i combattenti in un vero e proprio "macello" (la stessa radice si trova nell'inglese war). Questo modalità di combattimento, tipico delle popolazioni germaniche antiche, si contrapponeva al bellum, modalità di combattimento ordinato tipico dei Romani. Quest'idea di confusione, di disordine, di aggrovigliamento di corpi che provano a distruggersi l'un l'altro, la dice lunga sulla guerra, evidenziando come essa comporti, nella maggior parte dei casi, l'eclissi totale di ogni barlume di umanità....

DRONE

L'etimologia della parola drone ha radici nel tedesco drohne, poi assorbito dall'inglese drone = maschio dell'ape, fuco. Un altra accezione individua sempre l'inglese drone nel significato di ronzìo.
Nell'uso moderno comune, per drone intendiamo un aereo guidato a distanza privo di pilota che viene utilizzato in ambito militare dalle aviazioni moderne per missioni ricognitive e/o offensive ad alto rischio per evitare possibili perdite umane oppure in ambito civile, per effettuare riprese o foto dall'alto o anche a scopo puramente ludico. 

BIONDO

L'etimologia della parola biondo è alquanto incerta. L'ipotesi più diffusa è che il termine biondo derivi dal germanico blund. Ma anche nell'antico franco troviamo la parola blaud (da cui l'antico francese blond) che esprimeva l'idea di delicatezza, di morbidezza (colore delicato dei capelli).
Qualcun altro ricollega la parola biondo al latino blundus da ablundus, a sua volta da albundus (stessa radice di alba) cioè dai capelli chiari come il colore dell'alba.

Piccola curiosità: secondo un moderno studio condotto dall'università di Edimburgo i capelli biondi fecero la loro comparsa fra gli umani circa 10.000 anni fa verso la fine dell'era glaciale come anomalia genetica. La teoria sostiene che la diffusione dei capelli biondi è dovuta a una selezione sessuale, infatti le donne con i capelli biondi avrebbero un maggiore numero di estrogeni e quindi una fertilità maggiore. Un dato a sostegno di questa teoria è la rapida diffusione dei capelli biondi in determinate aree come il Nord ed Est Europa, infatti senza una precisa selezione i biondi avrebbero necessitato di 850.000 anni per prevalere sulla popolazione bruna.
(tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Biondismo )

BIANCO

l'etimologia della parola bianco si ricollega all'antico alto tedesco blanch, poi divenuto blank = splendente, bianco. Il termine bianco fu originariamente usato per indicare il luccichio del metallo delle armi ( da cui l'espressione "arma bianca" che indica la brillantezza di una spada o di un'arma simile). Ma subito, assunse un impiego più ampio per significare il colore più chiaro, il più splendente fra tutti, risultante dalla somma dei sette colori dell'iride.

PIZZA

L'etimologia del termine pizza ha interessato molti studiosi nel corso dei secoli, i quali hanno formulato diverse ipotesi sull'origine di questo termine che possiamo sintetizzare in due "filoni" di pensiero:

-il primo fa risalire il termine pizza a pinsa (tra l'altro ancora in uso per indicare un particolare tipo di focaccia di origini laziali),  participio passato del verbo pinsere, che significa pestare o pigiare e che a sua volta deriverebbe dal greco πηκτός (pektos) che significa proprio infornato (da quest'ultimo deriverebbe anche πίτα, pita termine greco che indica un pane tipico del paese ellenico).

-il secondo, invece, ipotizza che il termine abbia tratto origine dall'alto tedesco d'Italia, trovando una corrispondenza con bĭzzo-pĭzzo, tesi avvalorata dal sostantivo Bissen che in tedesco indica un pezzo di pane e dalla diffusione del termine pizza che sembra partire proprio dai domini longobardi nel sud Italia di lingua germanica. 

La vasta diffusione del termine pita nell'area balcanica, tuttavia, sembra avvalorare la prima tesi, in effetti il dibattito è ancora in corso e noi nel frattempo possiamo solo gustare uno dei capolavori della cucina italiana... ;)