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SEMPLICE

L'etimologia della parola semplice ci riporta al latino simplex = semplice, a sua volta dall'unione del prefisso sem- = uno solo (vedere  l'avverbio latino semel = una sola volta)  +  la radice plek-, che troviamo nel verbo latino plectĕre = piegare.  Pertanto, il significato originario dell'aggettivo semplice è "piegato una sola volta" cioè costituito da un solo elemento, unico. Il termine semplice, si contrappone a molteplice (nelle varie declinazioni: duplice, triplice...etc), e a complesso o complicato (cum + plectĕre = piegare più volte).
Nelle sue varie accezioni e nei sue vari usi, la parola semplice acquista sfumatura positiva, negativa o neutra. Senza dilungarci circa tutti i molteplici usi della parola semplice, di seguito, un paio di esempi: "un'impresa semplice" o "un compito semplice": qui, semplice è sinonimo di facile, agevole, elementare da realizzare; "una persona semplice": qui semplice è sinonimo di diretta, schietta, sincera, priva di doppiezze, naturale, sobria, frugale, ma è anche sinonimo di persona "alla buona", comune, ingenua, senza malizia.

UOVO

L'etimologia della parola uovo ci riporta al latino ovum ed al greco ὠόν (oon). Gli etimologi individuano anche nella forma sanscrita avjam (da cui anche il latino avis = uccello) un aggettivo che indica "ciò che  proviene dagli uccelli", per cui il significato originario del termine uovo sarebbe "prodotto dagli uccelli".
Presso tante civiltà antiche era diffuso il mito della nascita del Cosmo a partire da un uovo. Nell'immaginario collettivo l'uovo primordiale è l'archetipo che racchiude "in nuce" la molteplicità dell'Universo. Secondo molte antiche cosmogonie, l'uovo raffigura la totalità dalla quale avrà origine la realtà differenziata. Allo stesso modo, l'uovo è simbolo del rinnovamento ciclico della natura, rappresenta la rinascita ed è immagine di resurrezione e di immortalità, come espresso nella tradizione delle uova pasquali. 

DRAGO

L'etimologia della parola drago ci riporta ad un'antica radice sanscrita, drk- o derk-  che significa "vedere". Da essa il verbo greco δέρκομαι, (dérkomai) = guardare, da cui, finalmente,  δράκων (dràkon) = drago, rettile, serpente (cui veniva attribuito il potere di paralizzare con lo sguardo la sua preda per poi divorarla). Il latino draco, draconis, infine chiude il cerchio dell'excursus etimologico. Il drago è un animale mostruoso fantastico dall'aspetto simile ad un rettile, un gigantesco lucertolone ricoperto di squame, con ampie ali da pipistrello e dotato di possenti artigli che nell' immaginario collettivo è in grado di sputare fuoco, lanciando a grande distanza dalla bocca potentissime fiamme. Specialmente in occidente, il drago è simbolo archetipico delle forze del male oppure lo si trova come guardiano di un tesoro o di un bene che bisogna conquistare (ad esempio tra i tanti, ricordiamo, in ambito della cultura cristiana, il racconto di San Giorgio che uccide il drago o, andando ancora più indietro, in ambito della cultura pagana, il mito di Gilgamesh che uccide il drago che avvolge fra le sue spire l'albero sacro.)  In oriente, invece, il drago ha un valore simbolico decisamente benigno. E' simbolo archetipico di saggezza, di potenza, di forza vitale. I draghi hanno il potere di allontanare gli spiriti cattivi e di proteggere i giusti ed i più deboli; hanno potere sui mari, sui fiumi e sui laghi, sui fenomeni atmosferici  e sulla fertilità dei campi. A questa visione positiva del drago, corrisponde l'accezione  data, ai nostri giorni, all'utilizzo della parola drago attribuita ad una persona: "Essere un drago"  per indicare persona talmente dotata di qualità eccezionali in qualcosa, da essere un "mostro" (di bravura), o "un drago" rispetto ad una qualche abilità.

COMARE

L'etimologia della parola comare risale al latino cum + mater = con la madre, indicando la donna che si accompagna alla madre. In senso più ampio, comare indica una figura femminile familiare, un'amica stretta, la madrina, la testimone di nozze, una donna del vicinato con cui si è in confidenza. Andando non tanto indietro nel tempo, prima dell'avvento dei "social media" le comari costituivano l'intreccio del tessuto sociale delle piccole aggregazioni rionali. Tuttavia, utilizzato al plurale il termine assume una sfumatura negativa: le comari, generalmente donne attempate, molto spesso facenti parte del vicinato, sono nell'immaginario collettivo l'icona del pettegolezzo e del chiacchiericcio che può limitarsi al pregiudizio oppure sconfinare nella vera e propria diffamazione o  nella calunnia.

VACCINO

L'etimologia della parola vaccino risale all'aggettivo latino vaccinus = della vacca (sottinteso, vaiolo). Nel 1796, il medico britannico Edward Jenner utilizzò il termine vaccino la prima volta per indicare il materiale ottenuto dalle pustole di bovini ammalati di vaiolo bovino, infezione letale per i bovini ma lieve negli esseri umani. Lo scienziato intuì che, inoculando in soggetti umani il "vaccino", si otteneva in questi ultimi la produzione anticorpi specifici che assicurassero l'immunità anche per la letale variante umana del vaiolo.

In realtà, già nell'antichità (addirittura nel periodo delle guerre del Peloponneso - intorno al 400 a.C.), pur essendo totalmente all'oscuro delle moderne conoscenze immunologiche, si era osservato che chi si era ammalato di peste e ne era guarito aveva poche probabilità di ammalarsi una seconda volta.

Un secolo dopo, lo scienziato Louis Pasteur sperimentò che per ottenere l'immunità verso un patogeno si potevano usare preparazioni microbiche alterate usando midollo spinale di conigli infettati con la rabbia e bacilli di antrace riscaldati.

L'intuizione si rivelò perfettamente efficace, tant'è che nel 1980 si è pervenuti alla completa eradicazione del vaiolo.

A seconda della metodologia seguita per ottenerli, i vaccini si ottengono da:

  • organismi attenuati, come i vaccini per la poliomielite di Sabin (OPV), febbre gialla, morbillo, parotite, rosolia, varicella, rotavirus e vaiolo.
  • organismi inattivati o uccisi, come i vaccini per la rabbia, l'antipoliomielite di Salk (IPV), antinfluenzali, pertosse, colera, epatite A, febbre tifoide e peste;
  • antigeni purificati (o vaccini a subunità), come i vaccini (costituiti da anatossine) contro il tetano o la difterite;
  • antigeni ricombinanti e peptidi sintetici, come il vaccino contro l'epatite B;
  • vaccini a DNA o a RNA;
  • miscele adiuvanti e carriers proteici coniugati agli antigeni che consentono una maggiore risposta immunitaria e vengono spesso utilizzate nei vaccini contenenti antigeni polisaccaridici (più difficili da riconoscere per i linfociti) quali quelli contro meningococchi, pneumococchi ed Haemophilus influenzae di tipo B. Gli adiuvanti sono spesso inseriti anche nei vaccini antinfluenzali
Molti dei vaccini in uso oggi sono formati da virus attenuati o da virus inattivati e inducono una risposta umorale.                                                                                                                                         (fonte:  https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino)

Di seguito, si riportano alcuni dati che illustrano l'andamento di varie patologie in territorio statunitense prima e dopo la commercializzazione del relativo vaccino:

PatologiaNumero massimo di casi (anno)Numero di casi nel 2009Variazione percentuale
Difterite206.939 (1921)0-99,99
Morbillo894.134 (1941)61-99,99
Parotite152.209 (1968)982-99,35
Pertosse265.269 (1934)13.506-94,72
Poliomielite (paralitica)21.269 (1952)0-100,00
Rosolia57.686 (1969)4-99,99
Tetano1.560 (1923)14-99,99
Epatite B26.611 (1985)3.020-87.66

(fonte:  https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino)

CIÒ

L'etimologia della parola ciò risale senza dubbio al latino  ĕcce hŏc = ecco questo.  "Ciò" è usato sia come sostitutivo del soggetto sia come sostitutivo del complemento. 

Alcuni esempi:

Tutto ciò (soggetto) non corrisponde a verità;

Ho intuito ciò (complemento oggetto) che mi volevi nascondere;

Abbiamo discusso di ciò (complemento di argomento) che è accaduto ieri.

Unito alla terza persona singolare del verbo essere, diviene cioè = vale a dire

Preceduto dalla preposizione per, diviene perciò = per tale/i causa/e, motivo/i, fine/i...

Preceduto da con tutto oppure da nonostante, diviene "con tutto ciò" oppure "nonostante ciò" (valore avversativo/concessivo).

METODO

L'etimologia della parola metodo si riconduce, senza ombra di dubbio, al greco  μέϑοδος (methodos), dall'unione del prefisso μετα (meta) = oltre + il sostantivo  ὁδός (odos) = strada. Pertanto, metodo significa letteralmente "strada attraverso cui si va oltre".                                                             

Nel linguaggio comune, metodo è sinonimo di procedimento, criterio, strategia, sistema. 

Il vocabolario online Garzanti Linguistica definisce così la parola metodo: "insieme organico di regole e di principi in base al quale si svolge un’attività teorica o pratica; modo di procedere razionale per raggiungere determinati risultati" (fonte: https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=metodo).