La parola risparmio non deriva direttamente dal latino classico, né possiede una radice protoindoeuropea attestata in forma compiuta nelle fonti italiche antiche. È un derivato di risparmiare, verbo entrato nell’italiano medievale attraverso il germanico *sparanjan «trattare con indulgenza, risparmiare», a sua volta ricondotto al germanico *sparōn «non uccidere, risparmiare». Treccani definisce risparmiare come derivato dal germanico *sparanjan, da cui proviene anche sparagnare. Il Trésor de la langue française / Académie française collega il francese épargner al francone *sparanjan «trattare con indulgenza», e questo al germanico *sparōn «non uccidere». Il prefisso ri- è l’esito italiano del latino re-, con valore intensivo, iterativo o di «di nuovo»; in risparmiare rafforza l’idea di custodire, non consumare, tenere da parte. Plausibile ma meno direttamente dimostrabile: il collegamento con una radice PIE *(s)per- / *sperH-. Le grandi etimologie germaniche e romanze lo accolgono, ma la filiera passa attraverso il germanico e il franco, non attraverso una trasmissione documentata dal sanscrito o dal latino all’italiano.
Il percorso etimologico acclarato è, quindi il seguente:
germanico: *sparōn «non uccidere»;
francone: *sparanjan «trattare con clemenza»;
antico francese: esparnier «risparmiare, lasciar vivere»;
italiano: sparagnare e risparmiare.
Il francese antico esparigner è attestato nell’XI secolo nel senso di «non uccidere, lasciare in vita»; nel XII secolo assume il valore di «usare con misura», e nel XIII quello di «accumulare mediante risparmio». Questo spiega perfettamente lo sviluppo semantico italiano: dal risparmio della vita si passa al risparmio delle forze, dei beni, del denaro.
Il De Mauro data risparmio intorno al 1300, come derivato di risparmiare. Il DELI di Cortelazzo e Zolli, riferimento principale dell’etimologia italiana, registra sparagnare nel senso di «non consumare, non sprecare» già in Boccaccio (1348–1353), mentre il valore di «non spendere o non usare per tenere da parte» è documentato in Guicciardini (1540); una forma precedente, sparniare, è attribuita a Giamboni nel 1292. La forma sparagnare conserva meglio il passaggio galloromanzo-italiano; risparmiare aggiunge il prefisso ri- e diviene la base del sostantivo moderno risparmio.
Il significato si è allargato in tre direzioni:
Conservare: risparmiare cibo, tempo, forze, salute.
Non spendere: ottenere un vantaggio economico o evitare una spesa.
Risparmiare qualcuno: non uccidere, non colpire, non infliggere una sofferenza.
Treccani documenta tutti e tre gli usi: dal «limitare l’uso e il consumo» al «mettere da parte denaro», fino a «risparmiare la vita a qualcuno». Questa coerenza semantica conferma l’origine del termine in un’idea primitiva di astensione dal danno, non in un’idea primariamente bancaria o contabile.

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