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ROSSO

L'etimologia della parola rosso è legata alla radice indoeuropea rudh- o reudh-  (in sanscrito, se usata come sostantivo, la parola rudh-iram = sangue, se invece, usata come aggettivo = rosso ).  Radice che ritroviamo nelle parole latine rubensruber e rufus = rosso; anche nelle lingue protogermaniche troviamo la parola rauthaz = rosso da cui l'anglosassone red ed il tedesco rot. Rosso significa, originariamente, "di colore del sangue"; non per niente, nell'immaginario collettivo, il colore rosso richiama la passione, l'ardore, l'impeto, la vivacità. Il rosso, inoltre, rimanda all'idea archetipica del fuoco, quale forza primordiale che trasforma e purifica.

INCHIOSTRO

L'etimologia della parola inchiostro risale al latino encaustum e al greco ἔγκαυστον (encauston), che significa bruciato o cotto. Infatti, in origine l'inchiostro era ottenuto tramite la cottura di una miscela di nerofumo e gomma arabica. Successivamente, con il passare del tempo, l'inchiostro è stato prodotto con diverse composizioni e colori, attraverso procedimenti chimici e tecnologici sempre più complessi e raffinati. Un'altra possibile derivazione del termine "inchiostro" potrebbe essere individuata nell'unione delle parole latine  in- claustro cioè all'interno del chiostro dei monasteri con riferimento ai monasteri della tarda latinità nei quali i monaci amanuensi facevano larghissimo uso di inchiostri variopinti. L'inchiostro ha origini antichissime e da millenni è il supporto fondamentale ed insostituibile della scrittura e del pensiero. Le miscele di inchiostro, se mal preparate, potevano causare problemi come cancellarsi, spandersi, essere sensibili alla luce, all'umidità, provocare muffe, cambiare colore e infine provocare anche gravi e irrimediabili danni di corrosione ai supporti utilizzati. Questo poteva accadere subito dopo l'essiccazione oppure in un tempo più o meno lontano, a seconda delle reazioni chimiche indotte. Nel corso dei secoli, sono state sperimentate diverse miscele vegetali per rendere l'inchiostro più stabile nel tempo e meno sensibile all'umidità. Ad esempio, l'aggiunta di solfato all'inchiostro nerofumo produceva vari ossidi di ferro che penetravano nelle fibre della carta e lasciavano tracce indelebili. Successivamente, intorno al 1100, è stato ulteriormente perfezionato l'inchiostro ferro-gallico, ricavato dalle noci di galla in soluzione coi sali di ferro. Una sua variante prevedeva la soluzione anche con solfato di ferro e vetriolo. Per ottenere colori diversi, come rosso e blu, sono stati utilizzati pigmenti naturali come il legno del Brasile, la cocciniglia e l'indigo. Ad esempio, il legno polverizzato veniva lasciato per molti giorni a bagno nell'aceto o nell'urina e poi mescolato con gomma arabica per ottenere un bell'inchiostro rosso fuoco. Tuttavia, questi tipi di inchiostro tendevano col tempo e con l'esposizione alla luce, a sbiadire. In generale, l'inchiostro è stato costantemente sperimentato e perfezionato nel corso dei secoli per rendere la scrittura più stabile e duratura, nonché per creare colori più brillanti e resistenti.

PALESTINA, etimologia e significato

L'etimologia della  parola Palestina  - in greco Παλαιστίνη (Palaistínē), in latino Palaestina, in arabo فلسطين‎ (Falasṭīn), in ebraico פלשתינה(Palestina) in yiddish: פּאלעסטינע (Palestine) - ci riporta all'antico termine Pǝléšet, attestato già nella Bibbia ebraica (XIII-VI secolo a.C.). Esso indicava l'area geografica corrispondente alla regione costiera meridionale della terra di Canaan. più precisamente, la regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al Mar Rosso e ai confini con l'Egitto. La radice ebraica p-l-š rimanda al popolo dei Filistei, stanziati nella zona; da qui il nome "Pǝléšet" acquisì il significato di "terra dei Filistei". I Greci tradussero il toponimo in Παλαιστίνη (Palaistinḗ) da cui il latino "Palaestina". Con le conquiste di Alessandro Magno e l'assoggettamento romano, il nome si estese a tutta la regione tra il mar Mediterraneo e il fiume Giordano. Dopo la diaspora ebraica del I-II secolo d.C., fu abbandonato l'endonimo biblico "Terra d'Israele". Nel 135 d.C., in seguito alla repressione della rivolta di Bar Kokhba, l'imperatore Adriano rinominò ufficialmente la provincia romana di Giudea in "Syria Palaestina", da cui deriva l'odierna definizione di Palestina. Il toponimo ha quindi origini antichissime, legate alle popolazioni che abitavano l'area in epoca biblica e classica. L'endonimo arabo è Falasṭīn, direttamente derivato dal greco. I palestinesi si autodefiniscono "Falasṭīniyyūn". Tale denominazione "Falasṭīn" ha poi assunto il significato moderno di territorio rivendicato dal popolo palestinese come propria patria e stato nazionale.

La Palestina nell'800 a.C. secondo la Bibbia

PASQUA

L!etimologia della parola Pasqua è da ricondursi all'ebraico pesach = passaggio
Nell'ebraismo la Pasqua indicava sia il passaggio dell' Angelo della morte che avrebbe risparmiato i primogeniti del popolo eletto qualora avesse trovato sugli stipiti degli usci il sangue degli agnelli pasquali immolati secondo prescrizione divina, sia il passaggio dalla schiavitù alla libertà degli Ebrei con l'attraversamento del Mar Rosso.
Nel Cristianesimo, la Pasqua indica il passaggio definitivo dalla morte alla vita di Gesù Cristo che avviene con la resurrezione ma anche, il passaggio, la trasformazione delle specie eucaristiche, pane e vino nel corpo e nel sangue del Signore.

MALINCONIA O MELANCONIA

L'etimologia della parola malinconia o melanconia deriva senz'altro dal greco μελαγχολία (melancolia) composto da μέλας = nero e χολή = bile. Letteralmente, quindi, malinconia o melanconia significa "bile nera". Secondo le teorie della medicina dell'antica Grecia diffusesi con la scuola di Ippocrate, i caratteri ed i conseguenti comportamenti umani sono determinati dalla combinazione dei quattro umori base: bile nera, bile gialla, flegma e sangue (umore rosso). Pertanto, la malinconia indica quello stato d'animo che deriva da un misto di tristezza, inquietudine, malumore, tedio, uggia. Le forme più arcaiche, melanconia e melancolia, in disuso nel linguaggio corrente, sono utilizzate in letteratura o in medicina per indicare lo stato patologico molto vicino a quello che oggi identifichiamo col termine depressione.

SBIRRO

L'etimologia della parola sbirro è da ricondursi al tardo latino birrus = rosso, il colore del mantello con cappuccio che le guardie erano solite indossare in epoca tardo medievale e rinascimentale. In origine, quindi, il termine sbirro non aveva quel significato nettamente dispregiativo che acquisì successivamente, specialmente negli ambienti malavitosi o comunque avversi alle forze dell'ordine. Un'altra accezione del termine sbirro, si ritrova nel gergo marinaresco per indicare un anello flessibile in canapa, usato per le imbragature.