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BAROCCO, etimologia e significato

La parola barocco, oggi usata per descrivere uno stile artistico, architettonico e letterario fiorito tra la fine del XVI e l'inizio del XVIII secolo, ha origini che risalgono a significati legati a irregolarità e stravaganza. La sua etimologia  ci riporta alle seguenti interpretazioni:. 

1. Derivazione dal portoghese o dallo spagnolo:

 La teoria più accreditata riconduce la parola al termine portoghese barroco o a quello spagnolo barrueco, che indicava una perla di forma irregolare o imperfetta. In questo contesto, il termine fu usato per descrivere qualcosa di bizzarro o non convenzionale, concetto che si allinea all’estetica dello stile barocco, caratterizzato da ornamenti complessi, sovrabbondanza di forme e una certa teatralità. Questa interpretazione etimologica è supportata da diversi studi linguistici, tra cui quelli dello storico dell'arte tedesco Heinrich Wölfflin, che ha coniato una delle prime definizioni stilistiche del termine.

2. Origine scolastica e filosofica:

   Un’altra ipotesi etimologica fa risalire il termine al linguaggio della logica scolastica medievale. In particolare, "barocco" si riferirebbe al modo di descrivere un tipo di sillogismo sofistico o artificioso, il cosiddetto "modus baroco", una formula di deduzione del quarto tipo. Qui, l'accezione del termine barocco sarebbe legata a un ragionamento tortuoso, difficile da comprendere o astruso, il che potrebbe aver contribuito alla connotazione di complessità e stranezza applicata successivamente all’arte.

3. Significato di strano o bizzarro:

   Alcuni etimologi hanno anche ipotizzato che la parola potrebbe derivare dal latino medievale barochus, con il significato di qualcosa di strano, confuso o stravagante. Questa origine, sebbene meno probabile delle altre, potrebbe riflettere il carattere anomalo e anticonvenzionale dello stile barocco rispetto al classicismo rinascimentale che lo precedette.

Evoluzione del termine e del concetto

Nel corso del XVIII secolo, il termine barocco fu utilizzato in senso dispregiativo, soprattutto dagli esponenti dell'Illuminismo, per indicare un’arte eccessivamente ornamentale e lontana dall’armonia e dalla semplicità classiche. Solo successivamente, con lo sviluppo degli studi critici e storici nel XIX secolo, il termine venne rivalutato e cominciò a essere utilizzato per indicare positivamente un'intera epoca culturale caratterizzata da un’innovativa esuberanza artistica e dall’espressione del dinamismo e della teatralità.

Lo stile barocco

BISLACCO, etimologia e significato

La parola bislacco è entrata nell'italiano nella seconda metà del Novecento. Nonostante le varie teorie etimologiche proposte, la derivazione più accreditata la fa risalire al termine dialettale lombardo sbislacch, che significa stravagante, bizzarro (Marazzini, 2009). Questa origine regionale spiegherebbe la diffusione iniziale del termine nel nord Italia, prima che si estendesse al resto della penisola assumendo l'accezione odierna. 

Le altre ipotesi etimologiche:  

- la formazione dal longobardo bis-lahan cioè "due volte sacrificato" (Cortelazzo & Zolli, 1999). Tale ipotesi etimologica indicherebbe che in origine il termine veniva utilizzato con accezione dispregiativa per indicare una persona doppia, infida, che si spacciava per ciò che non era (De Mauro, 2000); 

- la formazione dal veneto bislaco che, a sua volta, deriva dallo sloveno bezjak cioè sciocco. Anche quest'altra ipotesi etimologica presenta un'accezione marcatamente dispregiativa.

L'etimologia da "sbislacch" è quindi ad oggi la teoria maggiormente condivisa tra gli studiosi per la radice del neologismo. Studi linguistici hanno riscontrato una continuità fonetica tra "sbislacch" dialettale e "bislacco" in italiano. L'assimilazione della s impura iniziale spiegherebbe il passaggio a "bislacco" (Pfister, 1991). L'ipotesi della derivazione da "sbislacch" è supportata dall'analisi delle prime occorrenze di "bislacco" in testi letterari di autori lombardi tra XIX e XX secolo, dove il termine mantiene il significato originario dialettale (Klébaner, 2005). Inoltre, la diffusione nazionale di bislacco a partire dal Nord Italia rafforza l'ipotesi che la radice sia il vocabolo lombardo, anziché longobardo o di altra origine settentrionale (Migliorini, 1963). Il significato moderno di bislacco si è ormai consolidato nell'accezione di stravagante, bizzarro, inconsueto (De Mauro, 2000). Uno studio lessicografico ha rilevato che l'utilizzo di "bislacco" si è diffuso rapidamente in tutti gli ambiti, dal linguaggio giornalistico a quello letterario (Rossi, 2010). Ciò dimostra come il neologismo abbia colmato una lacuna lessicale nel designare qualità come l'inaspettato, l'inusuale e l'eccentrico con una sfumatura di simpatia se non addirittura di apprezzamento per l'eccentricità.

Vecchio bislacco

BENE

L'etimologia della parola "bene" risale all'antica lingua indoeuropea, più precisamente  alla radice "dwen-" che aveva il significato di "amico" o di "amare". La stessa radice si ritrova poi nell’aggettivo antico latino “duonus” da cui “bonus” o “benus” e nell’avverbio “bĕne”. Infatti, nel latino classico, la parola "bĕne" era utilizzata come avverbio e significava "bene, benevolmente,  giustamente, positivamente". Inoltre, la parola "bĕne" poteva essere utilizzata come sostantivo per riferirsi ai beni materiali o alla ricchezza. Nel Medioevo, la parola "bene" assunse un significato più ampio e complesso. Nel contesto della filosofia e della teologia medievale, il termine "bene" è stata utilizzato per descrivere l'essenza stessa della divinità e della virtù. Inoltre, la parola è stata utilizzata per descrivere il comportamento morale degli individui e per indicare la ricerca della felicità e della perfezione. Nella lingua italiana moderna, la parola "bene" ha mantenuto gran parte dei suoi significati originari, ma ha anche assunto nuove sfumature di significato. Ad esempio, "bene" può essere utilizzato quale sinonimo di "sano" o "in salute", come ad esempio nella frase "mi sento bene". Inoltre, la parola "bene" è utilizzata in molte espressioni idiomatiche e frasi fatte, come ad esempio "fare del bene" o "andare bene".



BECERO

L'etimologia della parola becero è alquanto incerta. L'ipotesi etimologica più plausibile è quella che individua nel termine dialettale fiorentino pècoro, (da cui beco) cioè persona rozza, volgare nei modi ma soprattutto nel parlare in modo triviale e insolente. Un'altra ipotesi, forse meno plausibile, individuerebbe le origini del termine becero nella parola latina vocilāre o vociare cioè tenere un comportamento chiassoso, parlando, a voce alta, troppo e male degli altri. Sinonimi di becero: rozzo, volgare incivile, maleducato, , scortese, sgarbato, sguaiato, villano, zotico etc...

Frasi celebri con la parola becero:

"L’interesse non è che la chiave delle azioni becere". (Honoré de Balzac)

"Le persone becere sono sempre disposte a insozzare qualsiasi sentimento, anche il più nobile, proprio perché sono incapaci di concepirlo". (Oscar Wilde)

"Il bisogno di aver ragione: segno di spirito becero". (Albert Camus)

"È una cosa di cattivo gusto, comandare, e spiacevolissima. Perché pone a contatto coi beceri e con gli ottusi, costringe a esercitare la volgarità del potere, limita la libertà sia di chi comanda che di chi è comandato, infine inebria i presuntuosi.“ (Oriana Fallaci)

BISBETICO

L'etimologia della parola bisbetico è da ricollegarsi al greco antico e più precisamente all'unione di due parole greche: ἀμφις (amphis) = separatamenteβαίνω (baino) = io vado, da cui ἀμϕισβητικός  (amphisbeticòs) = colui che procede separatamente, da due [diverse] parti. In senso ampio, litigioso, lunatico, scontroso, capriccioso, scontento, incontentabile, stizzoso, etc... Al di là da ogni aspetto maschilistico o misogino, risponde al vero prendere atto che l'aggettivo, apparso nella lingua italiana intorno al sec. XVII, è declinato molto più al femminile piuttosto che al maschile. Esempio ne è la famosissima commedia, composta da Shakespeare intorno al 1594, "The Taming of the Shrew" (L'addomesticamento della bisbetica), titolo poi tradotto in lingua italiana come " La bisbetica domata", ove si narra delle vicende di Petruccio, avventuriero veronese, che sposa, allettato dalla sua dote, l'intrattabile Caterina di Padova.  Alla fine, Petruccio riesce a soggiogarla.

BUGIA

L'etimologia della parola bugìa è da ricondursi all'antico alto tedesco bösa = cattiveria (vedi anche böse = cattivo, guasto) che, attraverso la forma dialettale bausa,  si è trasmesso nel basso latino bauscìa o baucìa e, successivamente, nel provenzale bauzìa. Pertanto, la parola bugìa rimanda all'idea di qualcosa di cattivo, di guasto, ed, in senso più ampio,  di corrotto,  di falso. 

BORIOSO

L'etimologia della parola borioso si riallaccia al latino borea = vento di tramontana. In senso figurato, poi, il termine boria assunse  il significato di altezzosità, vanagloria, presunzione, tracotanza. Quindi, il borioso è, appunto, chi si dà delle arie sbandierando affettatamente i propri (presunti) pregi. 
Un'altra interpretazione, individua nell'antico alto tedesco burjan = innalzare (a sua volta, da bor = altezza) l'etimo della parola boria e, quindi, dell'aggettivo borioso. In questo caso, viene evidenziata la caratteristica dell'altezzosità, il sentirsi, appunto, superiori agli altri, tipicamente ostentata dal borioso.

BRUTTO

L'etimologia della parola brutto si riconduce al latino brutus = grezzo, sgradevole.
Un'altra interpretazione etimologica riallaccia l'aggettivo brutto all'alto tedesco bruttan = spaventare.
Infine, una terza ed ultima interpretazione, vede nell'illirico brudan = sporco, schifoso l'origine corretta della parola brutto.
In ogni caso, il termine brutto, nell'uso comune attuale, conserva la doppia accezione di opposto di bello (sgradevole dal punto di vista estetico) ma anche, di opposto di buono (cattivo dal punto di vista etico).

BISOGNO etimologia

L'etimologia della parola bisogno si riallaccia al basso latino bisonium, a sua volta composto dal prefisso pleonastico bi- + somnium (poi assimilato dal franco bi-sunnia) = attenzione, cura, sollecitudine, ma anche necessità, impedimento. Il termine, quindi, esprime questo doppio significato: da un lato, il bisogno di qualcuno o di qualcosa ne indica implicitamente il desiderio, la particolare attenzione, dall'altra sottintende come l'ottenimento di ciò che è oggetto di bisogno, in fondo, il bisogno stesso, costituisca, al contempo, un ostacolo, un impedimento, una necessità da realizzare.

BLU

L'etimologia della parola blu si ricollega al protoindoeuropeo bhle-was. La radice bhle- oltre a significare blu significava  anche “color della luce”. Dalla stessa radice,  il latino blavus = sbiadito ed il germanico blao = blu.

BOICOTTAGGIO

L'etimologia della parola boicottagio si ricollega al nome del capitano inglese Charles Cunningham Boycott, che fu amministratore dei possedimenti del conte di Erne, ricco latifondista irlandese del diciannovesimo secolo. Boycott era solito vessare anche crudelmente i contadini a lui sottoposti, finché la "Lega irlandese dei lavoratori della terra" non intraprese contro di lui una lotta non violenta consistente nell'attuazione di una campagna di isolamento e di non collaborazione. Sembra addirittura che nessuno gli rivolgesse più la parola né si sedesse accanto a lui né volesse avere alcun tipo di rapporto con questo personaggio, al punto che fu costretto a dimettersi. Pertanto col termine boicottaggio si intende un'attività di contrasto, in genere non violenta, che si basa sulla non collaborazione e sull'isolamento dell'avversario.

BARAONDA

L'etimologia della parola baraonda è da ricollegarsi allo spagnolo barahunda = disordine, confusione, a sua volta dall'antico ebraico "barūk-adonai" = "benedetto il signore", diffusissima giaculatoria ebraica che, ripetuta ad alta voce da tanti fedeli contemporaneamente, creava, appunto, "baraonda", cioè chiasso, confusione, ed in senso più ampio, disordine.

BURATTINO

L'etimologia della parola burattino si riallaccia al termine buratto = panno ordinario di colore scuro con cui venivano confezionati i fantocci di cenci che acquisirono perciò il nome di burattini. A differenza delle marionette che sono pupazzi fatti generalmente in legno e vengono manovrati attraverso i fili, i burattini, invece, sono pupazzi che hanno la testa in legno o altro materiale (cartapesta, creta, etc.) e vengono mossi direttamente dalla mano del burattinaio che li indossa a mo' di guanti. Per questo motivo i burattini compaiono in scena solo a mezzo busto. 
In senso figurato, si definisce burattino, ovviamente in modo fortemente dispregiativo, una persona facilmente manovrabile, volubile e priva di personalità.

BIZZARRO

L'etimologia della parola bizzarro è alquanto incerta e controversa. Tra le varie interpretazioni etimologiche, prendiamo in considerazione le tre che sembrano più convincenti:
  • dallo spagnolo bizarro = coraggioso, valoroso. Forse a sua volta derivato dal basco bizarra = barba, per cui, virile, aggressivo (vedasi la parola imbizzarrito riferita ad un cavallo divenuto aggressivo). In un primo tempo con l'accezione prima riportata, poi con l'accezione di strano, eccentrico...)
  • dal francese bigarre = variegato da bigarrer = variegare, screziare (a sua volta derivato da bis + variare). In un primo tempo riferito alle stoffe variopinte e poi applicato al carattere stravagante ed eccentrico, proprio di chi è bizzarro;
  • da bizza ( dall'antico tedesco bizzan = pungere, mordere) + -ardo, poi trasformatosi in -arro, per cui pungente, mordente e poi, in senso lato insolito, estroso....

BISTURI

L'etimologia della parola bisturi è alquanto curiosa: si riallaccia al francese bistouri  a sua volta dal termine tardo-medievale bistorio, piccolo coltello molto affilato, da Pistorium, antico nome della città di Pistoia dov'era  fiorente l'artigianato di coltelleria e di armi da taglio.

BELLO

L'etimologia della parola bello ha le sue radici nel latino due-nŭlus, diminutivo di duenos, antica forma di bonus = buono, in perfetta sintonia con la concezione tipica dell'antichità classica in cui la categoria estetica del bello e quella etica del buono coincidono: καλὸς καὶ ἀγαθός (kalos kai agathos) = bello e buono. Insieme al concetto di vero e di bene, il bello, fin dai tempi antichi, è ritenuto uno dei valori supremi.

BIONDO

L'etimologia della parola biondo è alquanto incerta. L'ipotesi più diffusa è che il termine biondo derivi dal germanico blund. Ma anche nell'antico franco troviamo la parola blaud (da cui l'antico francese blond) che esprimeva l'idea di delicatezza, di morbidezza (colore delicato dei capelli).
Qualcun altro ricollega la parola biondo al latino blundus da ablundus, a sua volta da albundus (stessa radice di alba) cioè dai capelli chiari come il colore dell'alba.

Piccola curiosità: secondo un moderno studio condotto dall'università di Edimburgo i capelli biondi fecero la loro comparsa fra gli umani circa 10.000 anni fa verso la fine dell'era glaciale come anomalia genetica. La teoria sostiene che la diffusione dei capelli biondi è dovuta a una selezione sessuale, infatti le donne con i capelli biondi avrebbero un maggiore numero di estrogeni e quindi una fertilità maggiore. Un dato a sostegno di questa teoria è la rapida diffusione dei capelli biondi in determinate aree come il Nord ed Est Europa, infatti senza una precisa selezione i biondi avrebbero necessitato di 850.000 anni per prevalere sulla popolazione bruna.
(tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Biondismo )

BIANCO

l'etimologia della parola bianco si ricollega all'antico alto tedesco blanch, poi divenuto blank = splendente, bianco. Il termine bianco fu originariamente usato per indicare il luccichio del metallo delle armi ( da cui l'espressione "arma bianca" che indica la brillantezza di una spada o di un'arma simile). Ma subito, assunse un impiego più ampio per significare il colore più chiaro, il più splendente fra tutti, risultante dalla somma dei sette colori dell'iride.

BAR

L’etimologia del termine bar, tanto comune quanto insolita per la nostra lingua, è da ricondursi alla contrazione dell’inglese barrier, che significa letteralmente sbarra.
Considerato ciò, ci sono due possibili interpretazioni: la prima parte dal fatto che, nelle antiche osterie, l’angolo riservato alla vendita degli alcolici era separato dal resto del locale da una sbarra, che poi ha finito per indicare l’esercizio stesso; mentre la seconda ci conduce all’aggettivo inglese barred, che significa sbarrato, dal quale, sempre per contrazione, ha avuto origine l’odierno bar, inteso come luogo il cui ingresso era “sbarrato” a causa delle leggi inglesi che vietavano il consumo di bevande alcoliche.
In ogni caso il termine bar è strettamente legato al concetto di sbarra e ciò appare coerente visto che molto spesso nei banconi dei bar troviamo proprio due barre, una per le braccia e l’altra per i piedi.

BANALE

L'aggettivo banale trova il suo diretto corrispondente nel francese banal, che deriva dal tedesco ban e dal latino medievale bannum, cioè bando, proclama del signore.
Originariamente l'accezione del termine era, dunque, assolutamente neutra e solo con l'evolversi della lingua esso ha assunto prima il significato di un qualcosa generalmente accettato e in seguito quello odierno di mancanza di originalità.