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ORDINE, etimologia e significato

La parola italiana ordine deriva direttamente dal latino ordo, ordinis – un sostantivo maschile che gli antichi Romani usavano per indicare una "fila" o una "schiera", ma anche il "rango" di una persona, la sua posizione sociale. Cicerone, il grande oratore romano, ci definisce precisamente cosa significasse: "compositionem rerum aptis et accommodatis locis" – cioè "l'arrangiarsi delle cose nei loro posti appropriati". Una definizione che è tutto fuorché banale.​ Ordo non significa semplicemente "fila", ma piuttosto "fila di cose messe in modo sensato, dove ogni cosa ha il suo posto giusto". Non è ordine arbitrario, bensì ordine razionale, ordinato secondo una logica interna. Se vogliamo capire il vero significato originario di ordo, dobbiamo guardare al verbo latino: ordiri, che significa "cominciare a tessere".​ Pensate a quello che fa una tessitrice quando si prepara a creare un tessuto. Prima di tutto, deve disporre sul telaio i fili verticali – quelli che gli Italiani chiamano ordito, dal latino orditus, participio passato di ordiri. Questi fili devono essere distesi con cura, paralleli, tesi alla giusta tensione, allineati perfettamente. Solo dopo aver disposto i fili dell'ordito in questo ordine rigoroso, si può cominciare a tessere, intrecciando i fili orizzontali della trama.​ Quindi, la parola "ordine" viene dal mondo del telaio, dal momento iniziale in cui la tessitrice prepara la base del tessuto. Da notare come il verbo ordiri non significa solo "disporre i fili", ma più generalmente "cominciare un'impresa". Dalla tessitura, il concetto si estende: iniziare qualcosa vuol dire "mettere le basi in ordine", proprio come la tessitrice prepara l'ordito.​

Gli studiosi di linguistica comparativa hanno dimostrato che il latino ordo non è il punto di origine. Sia il latino che il sanscrito antico, così come il greco, l'armeno e le lingue germaniche, derivano tutti da una radice ancora più antica, il protoindoeuropeo (abbreviato con PIE), la lingua parlata circa 6.000-7.000 anni fa dalle popolazioni che abitavano intorno al Caucaso e al Mar Nero.​ Questa radice protoindoeuropea si scrive convenzionalmente come *h₂er- e significa fondamentalmente "unire, adattare insieme, far combaciare".Comparando le lingue figlie. Nel sanscrito dell'India più antica, la lingua sacra dei Veda (testi religiosi composti tra il 1500 e il 1000 a.C., i più antichi documenti letterari del mondo indoeuropeo, la radice PIE *h₂er- genera il termine ऋत, trascritto come ṛta-. Qui il significato non rimane "unire, adattare", ma si trasforma in qualcosa di sublime. Ṛta-  significa "ordine cosmico", il principio universale che governa l'universo intero.​

Una delle evoluzioni semantiche più interessanti è come dal significato concreto "unire, adattare insieme" si sviluppi gradualmente il significato astratto "rettitudine, verità, ordine giusto". Nel sanscrito vedico, vediamo questo processo quasi in tempo reale. Ṛta- parte da un significato cosmico-fisico (l'ordine dei cicli celesti) e diventa gradualmente il principio della rettitudine morale. Non è che il significato cambi radicalmente – è una progressiva astrazione della stessa idea: ciò che è "appropriatamente unito insieme" nel cosmo è anche la "rettitudine" nel comportamento umano.​ Il latino rectus (dritto, giusto) riflette lo stesso processo: "retto" letteralmente significa "raddrizzato, dritto" (come una linea), ma metaforicamente significa "giusto, corretto". 

Nellla Roma antica, la metafora tessile iniziale di ordo si espanse verso significati sociali e politici. "Ordine" viene a designare il rango, la classe sociale: nell'antica Roma, gli ordines erano le classi sociali ben definite – l'ordo senatorius (l'ordine senatoriale), l'ordo equestris (l'ordine equestre), l'ordo plebeiorum (l'ordine dei plebei). Ogni ordine aveva le sue prerogative, i suoi doveri, il suo posto nella società.​ Da notare come il concetto originale rimanga: così come i fili dell'ordito devono stare in fila, ordinati e allineati, anche gli individui nella società devono stare al loro "ordine" – al loro posto nella gerarchia. La metafora della tessitura si trasforma in metafora della società organizzata. Più tardi, il cristianesimo applicherà lo stesso termine agli ordini religiosi: i Domenicani, i Francescani, i Benedettini – come comunità di religiosi che vivono secondo una regola (regula), cioè un ordine, un insieme di norme che organizzano la vita comunitaria proprio come i fili organizzano la tessitura.​

Quando l'etimologo esamina come una parola viene usata nello spazio pubblico e politico, scopre qualcosa di interessante: una stessa parola può diventare uno specchio di visioni del mondo diametralmente opposte. La parola ordine] è uno dei casi più illuminanti, perché in essa si concentra uno dei conflitti politici più profondi e duraturo della modernità. Se durante la Rivoluzione Francese un conservatore pronunciava la parola "ordine", intendeva una cosa ben precisa. Se a pronunciarla era un rivoluzionario, il significato cambiava completamente. E oggi, più di due secoli dopo, quella frattura semantica persiste, pur assumendo forme nuove.

Quando la destra politica utilizza la parola ordine], carica questa parola di significati ben specifici:​ per la visione conservatrice, l'ordine non è qualcosa di artificiale o costruito, bensì la riflessione nell'organizzazione sociale di gerarchie e diseguaglianze che sono "naturali", "inevitabili", "normali". Il mondo, insomma, per natura tende verso una strutturazione gerarchica. Le persone hanno capacità diverse, ambizioni diverse, e questa diversità si traduce naturalmente in una struttura piramidale dove alcuni comandano e altri obbediscono.​ Questa concezione affonda le radici nella tradizione medievale, ancora viva nel conservatorismo moderno: l' ordo saeculorum – l'ordine dei secoli – come struttura divina e immutabile della realtà. I tre ordini medievali (clero, nobiltà, popolo) erano visti non come imposizioni arbitrarie, ma come corrispondenti a funzioni diverse naturalmente necessarie nella società.​ Per il conservatore, l'ordine è legato indissolubilmente alla conservazione, al rallentamento del cambiamento. Un conservatore francese del XVIII secolo direbbe: l'Ancien Régime rappresenta l'ordine – non perché sia perfetto, ma perché è testato dal tempo, collaudato dalla storia, pratico e funzionante. Il motto dei teologi medievali, traslato in politica, è significativo: "Quod semper, quod ubique, quod ab omnibus" (ciò che è sempre stato, dovunque, da tutti) – la caratteristica dell'ordine tradizionale.​ Nella visione di destra, l'ordine si contrappone al caos, all'anarchia, alla dissoluzione. Senza ordine, senza gerarchia, senza autorità che impone regole, subentra il caos – inteso come uno stato di guerra di tutti contro tutti, di diritti confliggenti senza risoluzione, di desideri scontenti che generano violenza. L'ordine, quindi, è ciò che salva la società dalla disgregazione.​ Ecco perché i conservatori, storicamente, usano la parola "ordine" per stigmatizzare i movimenti di sinistra: per loro, le rivoluzioni portano "disordine", la dissoluzione di strutture collaudate, il caos.​

Quando la sinistra politica pronuncia la parola ordine, essa carica il significato in modo completamente diverso:​​ per la sinistra, l'ordine non è naturale – è costruito, razionale, volontario. L'ordine non emerge da gerarchie immutabili, ma da una disposizione intelligente delle cose secondo il principio della giustizia e dell'uguaglianza.​​ Se riprendiamo la definizione di Cicerone che abbiamo esaminato all'inizio – "la composizione delle cose nei loro posti appropriati" – la sinistra la reinterpreta: cosa significa "appropriato"? Non "appropriato per natura", ma "appropriato secondo la giustizia, secondo la ragione".​ Per i conservatori, l'ordine è ciò che esiste già; per i rivoluzionari, l'ordine è ciò che deve ancora essere costruito. Entrambi aspirano all'ordine – ma hanno visioni diametralmente opposte di cosa esso sia.​​  Un aspetto cruciale della concezione di sinistra è che l'ordine deve essere equo, cioè egualitario. Se la destra vede naturale una piramide con pochi al vertice e molti alla base, la sinistra dice: questo non è ordine, è ingiustizia organizzata.​ La sinistra propone cioè un ordine dove le risorse siano distribuite secondo criteri di equità, dove i diritti siano uguali per tutti, dove la gerarchia sia ridotta al minimo. In questo senso, la parola "ordine" per la sinistra significa "coordinamento dei mezzi per il bene comune", come un' orchestra dove ogni strumento ha pari dignità.​​ Qui c'è un elemento temporale da sottolineare dal punto di vista etimologico. Come già accennato, il latino ordiri significa "iniziare, cominciare", spesso riferito al momento in cui si comincia a tessere il tessuto?. La sinistra recupera questo significato: l'ordine è il momento in cui si "inizia" – quando si comincia a tessere una realtà nuova, quando gli uomini prendono il controllo conscio della storia., quale costruzione cosciente, pianificata, di un ordine migliore.​

Ordine

OZIO, etimologia e significato

La parola italiana ozio deriva dal latino ōtium, che non significava affatto pigrizia o svogliatezza. Al contrario, era una condizione ideale, quella in cui il cittadino romano, liberato dagli affanni della vita pubblica o militare (negotium = non-ozio), poteva dedicarsi a ciò che conta davvero: la filosofia, la scrittura, lo studio, il contemplare la natura o le arti. Il grande Cicerone diceva: "Otium sine litteris mors est"(L’ozio senza gli studi è morte), il vero ozio è quello colto, non l’inattività. Gli studiosi pensano che ōtium potrebbe derivare da una radice indoeuropea antichissima, qualcosa come *h₂ewd-, che significava gioia, benessere interiore, soddisfazione. Una radice che troviamo anche in parole come audacia (dal latino audēre, osare con piacere), gaudio (dal latino gaudium, gioia), edonismo (dal greco hedonḗ, piacere).Secondo questa interpretazione, ōtium sarebbe quindi lo spazio di piacere mentale e spirituale, non una semplice pausa ma un tempo qualitativo. Un tempo “vuoto” solo in apparenza, ma in realtà pieno di sé. Come già accennato, i Romani crearono la parola “negotium” (negozio, affare) quale negazione di otium. In pratica: Ōtium = la quiete, il tempo libero, Negotium = la non-quiete, l’attività obbligata, il lavoro. Infatti, nel nostro mondo moderno la parola “negozio” ha ereditato proprio quella fatica, quel correre, quel vendere e comprare, che i Romani legavano al disvalore della vita troppo attiva. Con l’arrivo del Cristianesimo, però, tutto cambia. Il tempo “vuoto” diventa pericoloso: ozio inizia a essere visto come la porta dei vizi, la madre dell’accidia (una sorta di apatia spirituale), e quindi una colpa morale. Da qui il celebre detto medievale: "Otium est fomes vitiorum" (L’ozio è il focolare dei vizi). Così, quella che era un’alta virtù intellettuale per i Romani diventa, nel Medioevo, una debolezza da evitare. Oggi, in un’epoca di iperattività e stress cronico, riscoprire il vero senso dell’ozio può essere quasi un atto rivoluzionario. 

Otium

OLIGARCA

L'etimologia della parola oligarca ci riporta al greco antico ὀλιγάρχης (oligàrches), a sua volta risultante dall'unione di ὀλίγοι (òligoi) = pochi e ἀρχή (archè) = governo; cioè "governo di pochi".

La parola oligarchia non indica necessariamente una specifica forma di stato o di governo, ma soltanto che "il potere è detenuto da un gruppo ristretto tendenzialmente chiuso, omogeneo, coeso e stabile, che lo esercita nel proprio interesse". Di conseguenza, essa può essere usata anche al di fuori dell'ambito politico: si può parlare, ad esempio, di oligarchie economiche, finanziarie, burocratiche, militari, etc.

In epoca moderna, specialmente in Occidente, si afferma la forma di governo democratica e, la convinzione che un governo di pochi sia, in quanto tale, un cattivo governo, mentre un governo buono è quello in cui sono "i molti" (la maggioranza) a governare. In realtà, anche in un governo "democratico" il potere è esercitato da un gruppo ristretto; ma nelle democrazie il gruppo che governa è scelto e legittimato per mezzo di elezioni, esiste un'opposizione che lo controlla e che potrebbe sostituirlo, e sono garantite le libertà politiche per la generalità dei cittadini.

Alla fine, ritroviamo i cosiddetti "oligarchi" sia nei regimi  cosiddetti "autocratici", in quanto imposti dal dittatore che in cambio ne riceve l'appoggio politico e tecnico-operativo, sia nei regimi  cosiddetti "democratici", Sono gli "ottimati" fattisi strada in vari modi (più o meno leciti e trasparenti) ed attraverso  i vari canali  di potere relativi agli ambiti entro i quali operano (politica, economia, finanza, comunicazione etc.).

OSCENO

L'etimologia della parola osceno è alquanto incerta. Premettendo che non si trova riscontro etimologico della diffusa interpretazione che riconduce il termine osceno al significato di "fuori dalla scena",  le  due più plausibili ipotesi etimologiche sono:

  • dal verbo latino ob-scaevare  (da ob + scaevus sinistro) cioè "portare cattivo augurio";
  • dal latino ob  o obs = a cagione dicoenum = fango, melma cioè  sporco, immondo, sozzo  ed, in senso lato, senza pudore, disonesto.
Nel linguaggio corrente, il termine osceno è riferito soprattutto all'ambito sessuale, quale sinonimo di turpe, impudico, pornografico. Tuttavia, l'aggettivo osceno è utilizzato, in senso più ampio, per indicare  qualsiasi fatto o atto vergognoso, indecente, scandaloso, volgare, depravato etc...

ORIZZONTE

L'etimologia della parola orizzonte si riallaccia al latino horīzon -ontis, a sua volta dal greco ὁρίζων -οντος (orizon-orizontos), participio presente del verbo ορίζειν = delimitare. Dalla stessa radice, la parola greca όρος (όros) = confine. In realtà, ὁρίζων sottintende un'altra parola,  κύκλος (ciklos) = cerchio, circolo, in modo che la combinazione dei due termini letteralmente significa "cerchio estremo", alludendo alla linea a forma di arco di cerchio in cui, sembra che cielo e terra o cielo e mare si sfiorino.
Trattandosi di un'immagine altamente evocativa di simboli archetipici quali il Cielo, la Terra, il Mare, quella dell'orizzonte è stata utilizzata spesso in ambito poetico con grande efficacia: 

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude." 
(L'infinito - G.Leopardi)

In senso ampio, la parola orizzonte è attualmente utilizzata anche come sinonimo di prospettiva progettuale, panorama, prospettiva.

OROSCOPO

L'etimologia della parola oroscopo si riconduce al latino horoscŏpus e, ancor prima, al greco ὡροσκόπος (oroskόpos, dall'unione di ὥρα (όra) = ora, tempoσκοπέω (skopéo) = guardare, osservare. Quindi, letteralmente oroscopo significa "osservare l'ora".  Ma di che "ora" si tratta ? In astrologia "l'ora" indica il momento in cui appare all'orizzonte il punto dell’eclittica (o costellazione dello zodiaco) meglio noto come "ascendente". Tale osservazione permetterebbe, secondo le credenze astrologiche, di associare la posizione degli altri segni zodiacali e dei pianeti ad un dato evento, come, ad empio, ad una nascita  o ad altro e di trarre, appunto, dalla posizione di essi, le previsioni  che, quel determinato posizionamento dei cieli eserciterebbe attraverso l'arcana influenza dello zodiaco. L'astrologia, e con essa l'oroscopo, ha radici molto antiche, che risalgono all'antichità e che hanno accompagnato la storia dell'uomo per millenni. Molti popoli antichi, come gli Egizi, i Babilonesi e i Greci, si sono interessati allo studio delle stelle e delle costellazioni e hanno sviluppato una propria astrologia, che aveva lo scopo di interpretare il significato degli eventi celesti sulla vita dell'uomo. L'astrologia moderna, come la conosciamo oggi, ha avuto origine nell'Europa medievale, dove veniva utilizzata soprattutto per l'elaborazione di oroscopi, ovvero la rappresentazione grafica delle posizioni dei pianeti al momento della nascita di una persona. Questi oroscopi erano utilizzati per fare previsioni sul futuro della persona e per interpretarne la personalità, le inclinazioni e le difficoltà che avrebbe potuto incontrare nella vita. L'astrologia moderna si basa su un sistema di segni zodiacali, che sono dodici e corrispondono alle costellazioni attraverso le quali il Sole sembra passare durante il suo ciclo annuale. Ogni segno zodiacale ha caratteristiche e qualità specifiche, che sono associate alle posizioni dei pianeti al momento della nascita di una persona. L'interpretazione dell'oroscopo può essere fatta a livello generale, basandosi sulla posizione del Sole nel segno zodiacale, oppure può essere più dettagliata e personalizzata, analizzando l'intero tema natale di una persona. Il tema natale è la mappa del cielo in cui vengono rappresentate le posizioni dei pianeti rispetto ai segni zodiacali, calcolata sulla base della data, dell'ora e del luogo di nascita della persona. Tuttavia, va detto che l'astrologia e l'oroscopo, sebbene tutt'ora molto praticati, non hanno alcuna base scientifica e vengono considerati dalla comunità scientifica mere credenze e superstizioni, mentre dalla dottrina cristiana oroscopo e astrologia sono considerate molto negativamente, come tutte le pratiche legate all'occultismo.


OSSIMORO

L'etimologia della parola ossimoro è da ricondursi al greco ὀξύμωρον (oksýmōron), formato dall'unione di ὀξύς (oksýs) = acuto, perspicace con μωρός (mōrós) = sciocco, stupido. Pertanto, l'ossimoro è quella figura retorica si caratterizza per il contrasto logico nell'accostamento degli opposti. L'espressione latina "festina lente" = affrettati lentamente è un classico esempio di ossimoro tra i più conosciuti. Altri esempi di ossimori: dotta ignoranza, equilibrio instabile, ghiaccio bollente, silenzio eloquente, convergenze parallele...

OBBLIGO

L'etimologia della parola obbligo si ricollega al verbo latino obligare, formato da ob- = verso, dinnanzi + ligare = legare, vincolare. Pertanto, l'obbligo non è altro che un vincolo, un dovere di tipo giuridico, etico o morale nei confronti di qualcuno o di qualcosa.

OLOCAUSTO

L'etimologia della parola olocausto è di derivazione greca; infatti, in greco antico, il verbo ὁλοκαυτεῖν (holokautein), da cui il termine ὁλοκαυστός (holokaustos), formato dal prefisso  ὅλος (holos) = intero + καυστός (kaustos) = bruciato, significa letteralmente "bruciato per intero, completamente bruciato". Ci si riferiva, a cerimonie sacrificali di civiltà antiche, che prevedevano, in genere, vittime animali ma che, talvolta ed in alcuni periodi, potevano includere anche sacrifici umani. 
Nel linguaggio corrente dei nostri giorni, la parola olocausto identifica, per antonomasia, la Shoah, il genocidio perpetrato tra il 1941 ed il 1945 dai nazisti, contro gli Ebrei (5.200.000 vittime).
In realtà, senza contare i crimini contro l'umanità commessi nelle epoche antiche, che riempiono gran parte delle relative pagine storiografiche, anche in epoca moderna/contemporanea, vengono purtroppo commessi crimini contro l'umanità e/o veri e propri genocidi, tali da poter essere tristemente definiti "olocausti". Ne ricordiamo alcuni:

(Il seguente specchietto è tratto da:  https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio)
GenocidioGruppo vittimaIntenzioneModalità di distruzioneNumero di vittimeContesto internoContesto internazionale
Armenia (1915)Nazionale e religioso (Armeni ottomani)Eradicazione territoriale totaleDeportazione, carestia, malattia, esecuzione1.400.000 (70%)Politica di ridefinizione etnonazionalista dello StatoPrima guerra mondiale
Holodomor (1932-33)Nazionale e sociale (contadini ucraini)Sottomissione politica ed eradicazione sociale parzialeCarestia pianificata7.000.000 (25%)Politica di coercizione totalitariaIndifferenza della comunità internazionale
Shoah (1941-45)Razzializzato (Ebrei europei)Eradicazione universale totaleDeportazione, carestia, malattia, esecuzione, crimini legati alla gravidanza, al parto, agli aborti forzati.5.200.000 (50%)Politica di eugenetica razzistaSeconda guerra mondiale
Persecuzione dei serbi in Jugoslavia (1941-1945)1.000.000Seconda guerra mondiale
Cambogia (1975-79)Politico e sociale ("nuovo popolo")Sottomissione politica ed eradicazione sociale parzialeDeportazione, carestia, malattia, esecuzione1.800.000 (40%)Politica di coercizione totalitariaIndifferenza della comunità internazionale
Ruanda (1994)Razzializzato (Tutsi)Eradicazione territoriale totaleEsecuzione, stupro di massa pianificato800.000 - 1.000.000 (70-80%)Politica di ridefinizione etnonazionalista dello StatoAttendismo della comunità internazionale
Bosnia (1992-95)Nazionale e religioso (musulmani bosniaci)Eradicazione territoriale parzialeDeportazione, esecuzione100.000 - 120.000 (6%)Politica di ridefinizione etnonazionalista dello StatoAttendismo della comunità internazionale
* La percentuale è calcolata rispetto al gruppo vittima potenziale.

Non vanno neppure dimenticati:
Il genocidio dei nativi americani  (in inglese Indian Holocaust, American Holocaust):
"Si ritiene che tra i 50 e i 100 milioni[1] di nativi morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano difese immunitarie, mentre molti furono oggetto di deliberato sterminio poiché considerati barbari. Secondo Thorton, solo nel nord America morirono 18 milioni di persone. Per altri autori la cifra supera i 100 milioni, fino ad arrivare a 114 milioni di morti in 500 anni".   (tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_dei_nativi_americani)
Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki:
"Il numero di vittime dirette è stimato da 100 000 a 200 000 , quasi esclusivamente civili". (tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamenti_atomici_di_Hiroshima_e_Nagasaki)

I crimini del comunismo:

URSS, 20 milioni di morti,
Cina, 65 milioni di morti,
Vietnam, un milione di morti,
Corea del Nord, 2 milioni di morti,
Cambogia, 2 milioni di morti,
Europa dell'Est, un milione di morti,
America Latina, 150 000 morti,
Africa, un milione e 700 000 morti,
Afghanistan, un milione e 500 000 morti,
movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10 000 morti.
(tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_libro_nero_del_comunismo)

OTTOBRE

L'etimologia di ottobre si ricollega al latino octo = otto, appunto perché ottobre era l'ottavo mese dell'antico calendario romano che, iniziando da marzo, contava solo dieci mesi. Per un breve periodo di tempo, ottobre prese il nome di Invictus, in onore dell'imperatore Commodo, morto il quale, riprese il suo nome originario.

ORFANO etimologia

L'etimologia della parola orfano è da attribuirsi al latino ŏrphănus, a sua volta, dal greco ὀρϕανός (orphanòs), ed ancora più indietro dalla radice sanscrita arbh- = piccolo, fanciullo. Stessa radice ritroviamo nel latino orbus = privo, mancante. Per cui, l'originario significato di fanciullo sarebbe, in un secondo tempo, assorbito dalla prevalente accezione di "fanciullo privo" (di genitori).

ORA

L'etimologia della parola ora si riallaccia al latino hora e, andando più a ritroso, al greco ὥρα (ora) = stagione, arco delimitato (di tempo) o, ancora più genericamente, esprimeva il senso del limite, del confine. Troviamo la stessa radice in ὅρος (oros) = limite, confine, da cui orizzonte e nel verbo ὁρίζω (orizzo) = delimito, pongo dei confini, dei termini). Quindi, in origine, il termine ora indicava in senso generico un determinato lasso temporale,come per esempio una stagione o una determinata suddivisione temporale. Solo successivamente, col termine ora si indicò la ventiquattresima parte della giornata ovvero quell'arco di tempo formato da sessanta minuti.

OBIETTIVO

L'origine del termine obiettivo, inteso sia come sostantivo, sia come aggettivo, è da ricondursi al verbo latino objicere, composto dalla preposizione ob-, davanti e dal verbo jacere, gettare, e in particolare al suo participio perfetto objectum, da cui deriva anche oggetto.
Per cui, se stiamo parlando di un particolare scopo o di una persona equilibrata nei giudizi  oppure ancora del dispositivo delle macchine fotografiche che permette di catturare la luce stiamo semplicemente individuando qualcosa che "è posta davanti".

OBBEDIENZA

L'etimologia della parola obbedienza (ma è ugualmente corretto ubbidienza) si ricollega al latino, ed in particolare, all'unione del prefisso ob- = dinnanzi col verbo audere = ascoltare. Obbedire significa letteralmente ascoltare chi sta dinnanzi, in altri termini, prestare ascolto.

Piccola chiosa: nella cultura contemporanea, l'obbedienza, più che essere considerata una virtu' (come del resto viene considerata da quasi tutte le religioni e le filosofie) è invece ritenuta, in nome dell'affermazione individuale, un difetto da bacchettoni....  Forse, se si recuperasse il significato originario della parola obbedienza, sarebbe meglio evidenziato che la vera obbedienza (o almeno quella da intendersi come virtù) non è l'obbedienza che nasce dalla paura, dal conformismo o da un atteggiamento "da lecchini", bensì che obbedire significa semplicemente prestare ascolto, tenere in considerazione le indicazioni o le volontà di qualcuno, fino al punto di farle prevalere sulle proprie, semplicemente come atto di fiducia e/o, meglio ancora, come atto di amore...

ORIUNDO

L'etimologia del termine oriundo è tipicamente latina: si ricollega al vebo oriri = nascere il cui participio futuro è,appunto, oriundus. Per cui oriundo sta per nativo, originario ed è utilizzato per indicare chi è nato e vive in una città o nazione ma discende da genitori o antenati trasferitisi lì dal proprio paese d’origine.

ORGOGLIO

L'etimologia della parola orgoglio è da ricondursi al franco urgoli,  e/o all'antico tedesco  urguol = notevole (composto da ur-, particella intensiva corrispondente al latino ex + guol  = petulante, lussureggiante). Per cui, si definisce orgoglioso chi ha un'opinione esageratamente e presuntuosamente elevata di se stesso.

OLTRE

L'etimologia di oltre è da ricondursi al latino ultra = al di là, dall'altra parte, oltre, di più, in più, più in là, più lontano. A sua volta ultra sembra derivare dal sanscrito ùttaras = che sta sopra, al di fuori (il prefisso ut- in sanscrito significa sopra, fuori: ad esempio, vedasi la parola utero). In italiano il termine oltre può essere utilizzato sia come preposizione (in qual caso vale a dire di là da, fuori, sopra, dopo), sia come avverbio (in qual caso vale a dire innanzi, avanti, lontano).

OBBROBRIO

L'etimologia di obbrobrio si fa risalire alla preposizione latina ob=dinnanzi, contro, di fronte unita al sostantivo probrum=azione vergognosa, disonorevole, infamante (che deriva sempre dal latino pro-fero= portare davanti). Pertanto, la doppia preposizione, che ha significato simile, rafforza il significato negativo del termine per cui un fatto obbrobrioso è un fatto più che disonorevole.
Un'altra etimologia meno accettata e meno diffusa, fa risalire l'origine della parola obbrobrio al latino prohibrum dal verbo prohibère cioè proibire,vietare. Per cui un'obbrobrio sarebbe un fatto empio in quanto compiuto in spregio a qualsiasi divieto.