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ESCA, etimologia e significato

La parola esca trova le sue radici nell'omofona latina esca, parola che, già in epoca romana, indicava “cibo” o “nutrimento” e si legava all’idea di qualcosa che veniva consumato per soddisfare la fame. Questa parola latina deriva a sua volta dal verbo edere, che significa "mangiare". Il termine esca non portava con sé alcun significato di trappola o inganno; era semplicemente il termine per indicare il cibo. Con il declino dell’Impero Romano e la trasformazione della lingua latina nelle varie lingue volgari, esca iniziò a essere usato in un contesto più specifico, soprattutto nella cultura popolare medievale. Durante il Medioevo, l'uso della parola inizia a restringersi per indicare un tipo di cibo particolare: quello usato per attirare animali. Questo cambiamento riflette il ruolo crescente della caccia e della pesca come attività fondamentali per la sopravvivenza e la sussistenza. In questo periodo, quindi, esca cominciò a perdere il significato generico di "cibo" e a concentrarsi sull'idea di "cibo per attirare", in particolare nei contesti di caccia e pesca. Questo cambiamento semantico segnò un passaggio cruciale verso l’accezione moderna di "esca" come oggetto utilizzato per attrarre o per ingannare. Con l’età moderna, esca non è più soltanto una cosa concreta, usata per attrarre animali. Il termine assume un significato sempre più metaforico. Questa evoluzione riflette il cambiamento delle strutture sociali e delle pratiche: le trappole diventano sempre meno fisiche e sempre più mentali o simboliche. Esca assume così un valore figurativo, diventando una "trappola psicologica". Questa metafora si estende, e esca diventa qualcosa progettato non solo per catturare fisicamente, ma anche per ingannare o attrarre le persone in situazioni svantaggiose o manipolative. Questo uso è particolarmente diffuso oggi in frasi come  "abboccare all’esca", espressione che indica il cadere in un inganno. La parola derivata adescare ha anch'essa una connotazione di trappola o inganno e, come esca, rimanda all’idea di attirare qualcuno con un intento nascosto.

Esca

EBREO, etimologia e significato

L'etimologia di ebreo risale all'antico termine ebraico con cui questo popolo si autodefiniva sulla base delle proprie origini e migrazioni storiche. Il vocabolo si è diffuso nelle altre lingue mantenendo tale significato originario. Andando a ritroso nel tempo, il termine "ebreo" deriva dal latino Hebraeus, che a sua volta trae origine dall'ebraico "Ivri" o "Ivriyyim". Quest'ultimo vocabolo compare già nella Bibbia ebraica (Tanakh) per indicare il popolo di discendenza di Abramo proveniente dalla regione dell'Eber, l'antico nome della Mesopotamia. Secondo gli studiosi, l'etimologia diʿIvri sarebbe collegata alla radice semitica ʿ-b/v-r che significa oltrepassare, attraversare. Il termine alluderebbe quindi al passaggio del fiume Eufrate compiuto dagli antenati degli ebrei durante le migrazioni storiche dalla Mesopotamia alla terra di Canaan. Con la traduzione della Bibbia in greco (III secolo a.C.), il vocabolo ebraico Ivriyyim venne reso con il termine Ἑβραῖοι (Hebraîoi), da cui deriva il successivo latino "Hebraeus". In epoca medievale troviamo in italiano le prime attestazioni di "ebreo", riferito agli appartenenti alla religione ebraica. Il vocabolo si diffuse rapidamente anche grazie ai mercati e alle comunità ebraiche nelle città italiane.

Simbolo della Tribù di Giuda

ERGASTOLO

Le radici etimologiche della parola ergastolo sono greche: derivano infatti dal greco ἐργαστήριον (ergastèrion) = casa di lavoro, laboratorio (derivazione di ἐργάζομαι cioè lavorare), propriamente "casa di lavoro". Nell'antica Grecia con il termine "ergastèrion" si indicavano quei luoghi dove venivano deportati gli schiavi condannati a lavorare per tutta la vita svolgendo compiti forzati e pesanti. In sostanza si trattava di vere e proprie prigioni dove gli schiavi trascorrevano il resto dei loro giorni lavorando in condizioni estreme. Quando poi i Romani presero il sopravvento in Grecia, adottarono questa stessa istituzione trasformandola nell' ergastulum. Anch'esso indicava un luogo di detenzione e lavoro coatto a vita, dove venivano rinchiusi gli schiavi ribelli o coloro che avevano commesso gravi reati. Sotto l'Impero Romano l'ergastulum divenne dunque una delle pene più dure che potevano essere inflitte agli schiavi insubordinati o ai criminali più pericolosi. Nei secoli successivi, con la caduta dell'Impero Romano e le invasioni barbariche, il significato di "ergastolo" andò parzialmente perdendosi. Fu solo con l'avvento dell'Età Moderna e con la nascita dei primi veri e propri sistemi carcerari punitivi che la parola riemerse dall'oblio. In particolare in Francia, con l'Editto di Saint-Germain-en-Laye del 1679, Luigi XIV reintrodusse il termine "travaux forces à perpétuité", che indicava precisamente la condanna ai lavori forzati a vita. In Italia bisogna aspettare l'Ottocento per ritrovare la parola ergastolo, questa volta con il significato propriamente giuridico che ancora oggi conosciamo. Nel 1859 venne infatti promulgato il primo Codice Penale unitario, all'interno del quale, agli articoli 17 e 21, comparve per la prima volta in senso stretto la "pena dell'ergastolo". Essa venne inserita nella scala edittale delle pene come sanzione sostitutiva della pena capitale, che veniva abolita, consistendo nella reclusione perpetua nelle carceri del Regno. Da quel momento in poi il termine ergastolo è sempre rimasto nel lessico giuridico e nel linguaggio comune per indicare la pena del carcere a vita.

ἐργαστήριον (ergastèrion) 

ELISIR

L'etimologia della parola ELISIR ci riporta all'arabo الإكسير (al-'iksīr), nome della "pietra filosofale" che, a sua volta, ha origine dal greco bizantino ξήριον (xērion), proveniente dal greco classico ξηρός (xēros), che significa "polvere secca". La pietra filosofale (in latino: lapis philosophorum) è, per eccellenza, la sostanza catalizzatrice simbolo dell'alchimia, capace di risanare la corruzione della materia. Essa ha un triplice potere: fornire un ELISIR di lunga vita in grado di conferire l'immortalità, e di  costituirsi come panacea universale per qualsiasi malattia; far acquisire l'onniscienza (ecco perché "filosofale"); il potere di trasmutare in oro i metalli vili. Nonostante ELISIR derivi da ξηρός = polvere secca, è concepito in forma liquida, come liquore, risultando perciò governato dall'archetipo della femminilità in particolare dalla Luna che presiede ai processi umidi di rigenerazione della vita. Nella storia della scienza e della medicina, il termine ELISIR ha assunto diversi significati. In origine, si riferiva alla sostanza che avrebbe dovuto trasformare i metalli vili in oro o conferire l'immortalità. Più tardi, si usò per indicare soluzioni idroalcoliche dolcificate e aromatizzate, contenenti principi attivi di origine vegetale o minerale. Alcuni esempi sono l'ELISIR di china, usato come antimalarico, o l'ELISIR di lunga vita, una bevanda liquorosa a cui si attribuiva la virtù di prolungare la vita. Oggi il termine ELISIR è caduto in disuso in ambito farmaceutico, ma rimane vivo nel linguaggio comune e nella letteratura per indicare una sostanza miracolosa o benefica. Un esempio famoso è l'ELISIR d'amore, una pozione magica che fa innamorare chi la beve, protagonista dell'omonima opera buffa di Gaetano Donizetti. Insomma, la parola ELISIR è usata per indicare vari tipi di liquori a base di sostanze medicamentose, droghe e principi amari a cui spesso in passato venivano attribuite miracolose proprietà curative o quella di allungare la vita. 

Decima illustrazione da un'edizione del XVII secolo del trattato alchemico Donum Dei di Georges Aurach.

EQUIVOCO

L'etimologia della parola equivoco, non lascia spazio ad equivoci... Si ricollega, senz'altro, al latino aequus = uguale + vocare = chiamare. In pratica, gli equivoci, cioè le "parole uguali", vale a dire ambivalenti, ambigue, che offrono diverse possibilità di interpretazione, oppure intere frasi equivoche, cioè passibili di diverse interpretazioni, possono generare errori nella comunicazione con conseguenze non sempre banali.                   

Nella lingua italiana esistono parole che si prestano, di per sé stesse, ad opposta interpretazione. Questo fenomeno viene chiamato "enantiosemia".

Ecco alcuni esempi di "enantiósemi", cioè parole che hanno in sé significati antitetici:

feriale può significare sia festivo (come in periodo feriale, cioè delle ferie) sia lavorativo (come in giorni feriali, cioè "giorni di lavoro");

ospite può significare sia chi ospita sia chi è ospitato;

spolverare può significare sia toglier la polvere (come in spolverare un mobile) sia mettere la polvere (come in spolverare un dolce di zucchero);

tirare può significare sia lanciare via (come in tirare un sasso) sia attrarre a sé (come in tirare a sé il tavolo);

affittare può significare sia dare in affitto sia prendere in affitto;

pauroso può significare sia che ha paura (come in persona paurosa) sia che incute paura (come in storia paurosa);

curioso può significare sia persona che suscita curiosità sia persona che prova curiosità.

EPIDEMIA/PANDEMIA

L'etimologia della parola epidemia ci riporta al  greco ἐπιδημία (epidemìa) da ἐπί (epì) = sopra + δῆμος (dèmos) = popolo, cioè "che incombe sopra il popolo", "che riguarda il popolo", diffusa tra il popolo, popolare...
Invece, l'etimologia della parola pandemia ci riporta  al greco  πανδημία (pandemìa) da  παν (pan) = tutto + δῆμος (dèmos) = popolo, cioè "di tutto il popolo", "che riguarda tutto il popolo", estremamente diffuso...
I due termini sono usati in medicina per indicare la diffusione localizzata ad una o ad alcune aree geografiche di una malattia infettiva, nel caso di epidemia; la diffusione a livello intercontinentale o mondiale di una malattia infettiva, nel caso di pandemia.

ELEGANZA

L'etimologia della parola eleganza si ricollega al latino elegantia (o eligantia), a sua volta dal verbo eligere (ex = tra + ligere = scegliere). Per cui l'eleganza è la qualità  estetica che esprime distinzione, classe, stile, buon gusto, finezza  di chi o di cosa è scelto, è selezionato tra i tanti.

EROE

L'etimologia della parola eroe è da ricondursi al latino heros, a sua volta, dal greco ἥρως (èros) = uomo forte e valoroso. In realtà, ἥρως era, in origine, ϝηρως (veros); successivamente, la prima consonante verrà aspirata. Infatti, andando ancora più a ritroso, troviamo il sanscrito vir-a = eroe, forte da cui anche il latino vir = uomo vigoroso. Nell'uso contemporaneo, il termine eroe, piuttosto che per sottolineare  virtù fisiche come la forza, la prestanza (nella mitologia greca classica l'eroe era un semidio che compiva gesta leggendarie), è usato per indicare virtù morali quali il coraggio, l'abnegazione, l'accettazione di esporsi al rischio del sacrificio, a volte anche estremo, a vantaggio altrui o del bene comune.                                                             

ESEMPIO

L'etimologia della parola esempio si ricollega al latino  latino exemplum, a sua volta, da eximĕre = trarre fuori. L'esempio, quindi, è qualcosa o qualcuno "tratto fuori" (dalla massa comune), selezionato, messo in evidenza come modello, come campione da imitare (buon esempio) o da evitare (cattivo esempio). Nella lingua latina, "exemplum" veniva utilizzato in diverse accezioni, tra cui quella di "modello" o "campione", ma anche quella di "copione" o "formula" (in particolare in ambito giuridico).  L'idea di "esempio" come un caso concreto che può essere utilizzato come riferimento o dimostrazione di un principio o concetto astratto è stata poi sviluppata nel corso dei secoli successivi. Nella lingua italiana moderna, la parola "esempio" viene utilizzata in vari contesti. In campo scientifico, l'utilizzo di esempi può aiutare a chiarire concetti complessi e difficili da comprendere. Ad esempio, nella matematica, un esempio può essere utilizzato per illustrare come applicare una formula o un'equazione. Nelle scienze sociali, gli esempi possono essere utilizzati per dimostrare la validità di una teoria o per evidenziare una tendenza o un modello. In campo letterario, gli esempi possono essere utilizzati per illustrare un tema o una caratteristica di un'opera. Ad esempio, un autore potrebbe utilizzare l'esempio di un personaggio per evidenziare una certa qualità o un certo tratto di personalità. In campo filosofico, gli esempi possono essere utilizzati per illustrare un concetto astratto o per dimostrare la validità di un'argomentazione. Nella retorica, gli esempi possono essere utilizzati per convincere l'interlocutore della validità di un'argomentazione o di un punto di vista. Ad esempio, un avvocato potrebbe utilizzare l'esempio di un caso giudiziario precedente per dimostrare che la sua linea di difesa è valida e appropriata. Insomma, l'utilizzo di esempi è un modo efficace per chiarire e illustrare concetti complessi o astratti in modo chiaro e comprensibile. Gli esempi possono anche essere utilizzati per dimostrare la validità di un'argomentazione o per convincere l'interlocutore della correttezza di un punto di vista. 

ENIGMA

L'etimologia della parola enigma ha ben poco di enigmatico....  Infatti, si riconduce al greco αἴνιγμα (ainigma)  a sua volta dal verbo αἰνίσσομαι (ainissomai) = parlare in maniera oscura, ambigua, allusiva, arcana e misteriosa...  In sostanza, un enigma è un'affermazione poco chiara che nasconde un recondito significato, tutto da scoprire...

ESTATE

L'etimologia della parola estate si riconduce alla radice sanscrita idh- o aidh- che esprime l'idea di ardere, infiammare, accendere. Radice che ritroviamo nel greco αἴθω (aitho) = ardere e poi, nel latino aestas = calore bruciante da aestus = calore.

EXPO (NUTRIRE il PIANETA, ENERGIA per la VITA)

Si avvicina il grande evento che vedrà coinvolta la città di Milano e l'Italia in generale: stiamo parlando di EXPO.
Il tema di queste Esposizione Universale è "Nutrire il pianeta, energia per la vita" e con questo post vorremmo approfondire le parole chiave che lo compongono, attraverso lo studio della loro origine.

Nutrire -> dalla radice na o nu (che troviamo anche in naturale) che significa "colare, gocciolare" e indica metaforicamente il latte che sgorga dal seno materno.

Pianeta -> questo termine trova nel latino il suo corrispondente diretto "planeta", questi a sua volta risale al greco "πλάνητες" (planetes), che significa "coloro che errano, vagabondano" nello spazio.

Energia -> deriva dal greco "ἐνέργεια" (enérgeia) e risulta composto dalla particella rafforzativa "en" e da "ergon" che significa fatto, azione; l'energia è quindi quella particolare capacità d'agire che richiede vitalità e forza.

Vita -> da ricondursi alla radice ariana giv- ed, in particolare, al sanscrito g'ivathas = vita, dove la g' aspirata è stata sostituita dalla v nel latino arcaico vivita che, a sua volta, si è contratta nel latino vita. Questo è un termine particolare, perché potremmo considerarlo "originario": non ha altro significato se non quello che tutti conosciamo.

In sostanza, questa manifestazione, tutta centrata sulla valenza simbolica e materiale dell'alimentazione, dovrebbe dirci: dobbiamo nutrire "coloro che errano" come farebbe una mamma, in modo che tutti abbiano la possibilità di vivere al pieno delle proprie possibilità, sfruttando tutte le proprie forze.

Buona EXPO a tutti!

ECLISSI

L'etimologia della parola eclissi deriva dal latino eclipsis, in greco antico ἔκλειψις (ekleipsis), da ἐκλείπω = abbandonare. Il termine eclissi è utilizzato generalmente in astronomia per indicare un "abbandono", un mancamento dalla visuale di un corpo celeste, a causa del collocamento tra esso e la fonte di luce che lo illumina, di un'altro corpo celeste. Oppure viene utilizzato, in senso figurato, per indicare il mancamento, il nascondimento di qualcosa o di qualcuno.

EMBLEMA

L'etimologia della parola emblema si ricollega senza dubbio al greco ἔμβλημα (emblema) = cosa inserita, composto delle parole ἐν (en) = in, dentro, e βάλλω (ballo) = gettare, mettere, per cui emblema significa letteralmente "ciò che è messo dentro". In senso lato, emblema significa segno rappresentativo, simbolo o, per usare un neologismo, "logo".

ESAGERATO

L'etimologia della parola esagerato è da ricondursi al latino ex = fuori da, oltre + agger = argine, per cui, letteralmente, fuori dall'argine; in senso lato e figurato, oltre limite, eccessivo, enfatizzato, ingigantito.

EPISTEMOLOGIA

L'etimologia di epistemologia è da attribuirsi, senza dubbio, all'unione di due parole del greco antico: epistéme = conoscenza, scienza e logos = discorso, studio (a sua volta, epistéme da  epi = su  + histamai = stabilire). L'epistemologia, dunque, altro non è che lo studio della struttura logica della conoscenza, in altri termini, l'epistemologia è quella branca della filosofia che studia i meccanismi della conoscenza scientifica.

EMERITO

L'etimologia della parola emerito è da ricondursi al latino emereri = "ben meritare", da cui emerĭtus = meritevole. In origine, il termine emerito era utilizzato dagli antichi romani in ambito militare: infatti l'emerĭtus era il legionario che aveva meritato, guadagnato onorevolmente i suoi compensi durante il ventennio di servizio militare. Successivamente e fino ad oggi, il termine emerito si utilizza per indicare chi, sebbene  non eserciti più il proprio ufficio o incarico, ne conserva la dignità, il titolo e l'onore. Un esempio attuale, il Papa emerito Benedetto XVI. In senso lato, emerito viene utilizzato come sinonimo di illustre, egregio, famoso, insigne.

EUROPA

L'origine del nome Europa è incerta, generalmente si accettano due interpretazioni entrambe risalenti alla "notte dei tempi":

- la prima identifica direttamente il nome del "Vecchio Continente" con quello della dea Europa, una delle conquiste di Zeus e madre di Minosse, re di Creta, culla della prima civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo. Il suo nome sembrerebbe quindi derivare dall'unione di  εὐρύς (eurus), "ampio" e ōp "occhio", con significato di "ampio sguardo", anche se questa interpretazione appare alquanto forzata

- la seconda fa derivare il nome dal termine semitico ereb, con il significato di occidente, con cui i fenici indicavano tutti i territori ad occidente della Siria.

ESAME

L'etimologia della parola esame è da ricondursi al latino  examen, ossia "ago della bilancia", a sua volta da exigĕre  (ex = fuori + àgere = muovere, alzare) cioè "pesare". L'esame, letteralmente, altro non è che una pesatura, una ponderazione, in senso più ampio, una valutazione, una stima, un giudizio.

ECONOMIA

La parola economia deriva dall'unione delle parole greche οἴκος (oikos), "casa" e νόμος (nomos), "norma" o "legge", letteralmente significa quindi "gestione della casa".
In effetti il principio base della scienza economica è proprio il soddisfacimento dei bisogni dei membri della collettività attraverso l'utilizzo di tutti quei beni utili a questo scopo, ma non liberamente reperibili, detti appunto "beni economici".
L'economia non nasce quindi, come una certa scuola di pensiero ha cercato di proporre, come la scienza della "massimizzazione degli utili" o della "minimizzazione dei costi".
Piuttosto, con una utopistica metafora, è assimilabile all' "arte della massaia" che deve gestire al meglio le risorse della propria casa affinché tutti abbiano uno stile di vita conforme ai propri bisogni, senza far prevalere i propri fini su quelli della collettività.